Giulia – Una selvaggia storia di solitudine

Alessandra Savino

Febbraio 25, 2022

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Giulia. La crisi climatica. Giulia. La crisi sanitaria. Giulia. La crisi economica. Ancora Giulia. Non si può stare a Roma d’estate. Fa troppo caldo, non si respira con la mascherina e poi non c’è niente da fare. No, aspettiamo un attimo Giulia. Sentiamo che ha da dirci. Sì, anche lei è in crisi. Totale.

Rosa Palasciano è Giulia

Dopo aver lasciato il segno alla 78ª edizione del Festival di Venezia, dal 17 febbraio 2022 è uscito finalmente al cinema uno dei progetti più originali e audaci degli ultimi anni: Giulia di Ciro De Caro.

Classe 1975, il regista romano (de Roma) è al suo terzo lungometraggio, dopo il pulp indie Spaghetti Story nel 2013, molto apprezzato dalla critica, e la commedia romantica Acqua di Marzo nel 2016.

«Amo i personaggi strani, complessi, ai margini. Mi riconosco nella loro follia».

(Ciro De Caro)

Giulia emerge per la novità delle soluzioni e per la freschezza della sceneggiatura.

Fiero, non convenzionale, inatteso, Giulia è scritto a quattro mani con l’attrice protagonista, la trentaquattrenne pugliese Rosa Palasciano. In Giulia ne è il corpo e l’anima.

La ritroviamo anche in un altro lavoro di De Caro, il cortometraggio – dal sapore un po’ morettianoOdio l’estate. Forse un prequel concettuale o forse un semplice pendant suggestivo di Giulia. I temi in luce sembrano quasi gli stessi: Roma, l’estate, l’afa, la noia, il silenzio. E una domanda: si può fare l’amore senza aria condizionata?

Chi è Giulia? Non lo sa più. D’un tratto si trova senza casa, senza compagno, senza lavoro. Si staglia l’ombra di una maternità infranta, insieme con il desiderio confuso di una famiglia, forse solo un miraggio di solidità. Anche il centro per anziani presso cui si recava per offrire delle attività ricreative e di assistenza, l’ultimo baluardo di conforto e di integrazione, è stato chiuso. La città si è svuotata, l’eco del mare è lontana. Il mare, lo sogna a occhi aperti…

La grande paura della pandemia si è solo momentaneamente assottigliata: è sgusciata fuori per una tregua illusoria.

Al di là della (non) trama – nitida, lineare, sincera – Giulia è un film sulla realtà e contemporaneamente sulla sua incoerenza. D’altronde, la vita non è mica scorrevole.

«Giulia racconta qualcosa di sottile e impalpabile, personaggi inafferrabili che vivono con leggerezza una condizione che manda in crisi chi è abituato a una vita di certezze. È un film che procede a zig-zag e che ho cercato di raccontare con lo sguardo sincero di chi è sorpreso da ciò che accade».

(C. De Caro)

Ciro De Caro dirige Rosa Palasciano, co-autrice e interprete di Giulia, uno dei film più freschi e originali del panorama contemporaneo.
A Giulia piace raccogliere i giocattoli nella spazzatura e dar loro una seconda possibilità

Fallito ogni tentativo di ristabilire l’ordine, Giulia, per forza di cose, non può che assecondare il bisogno incalzante di cambiare pelle. Lo farà, disorientata e pura come una bambina, muovendo i primi – i più decisivi – passi verso la riscoperta di sé. A instradarla casualmente saranno tre simpatiche canaglie: Valerio Di Benedetto, Christian Di Sante e Fabrizio Ciavoni.

«Anche loro voci indiscusse di una generazione profondamente fragile, orfana d’amore, ma pregna di curiosa fascinazione e voglia di riscatto».

(C. De Caro)

In questo clima sui generis, sulle note stonate di Funicolì funicolà, tra tamponi e sudore, si delinea una disamina sociale incredibilmente ironica e spiazzante.

«Giulia è plurale. Non è una, è una moltitudine. Si tratta di un personaggio femminile particolare, stravagante, non politicamente corretto».

(Rosa Palasciano)

Giulia non è un soggetto, ma una ricerca. E, aggiunge De Caro, «un animale solitario, una volpe, timida e sfacciata, con una voglia selvaggia di amore e di libertà».

Ciro De Caro dirige Rosa Palasciano, co-autrice e interprete di Giulia, uno dei film più freschi e originali del panorama contemporaneo.
Rosa Palasciano e Valerio Di Benedetto in una scena del film

Giulia non è solo istinto e introspezione, ma anche studio formale. Si evince chiaramente l’influsso del cineasta francese Éric Rohmer. L’azione si svolge lentamente, il tono è colloquiale, gli attori non sembrano neanche essere diretti, come se improvvisassero.

La caratterizzazione è ridotta al minimo, ma, di contro, lo sforzo naturalistico è raddoppiato. Il gusto per i suoni d’ambiente è la cifra stilistica che predilige la concretezza all’allegoria. Tuttavia, un cinéma vérité anomalo e filtrato, che si nutre di una forza misteriosa e imponderabile. Dimostrazione che la verità delle cose non è mai logica, netta, preconfezionata.

«Volevo raccontare con estremo realismo tutta la bellezza e la drammaticità di personaggi di cui sono profondamente innamorato, rispettando la mia idea di cinema attraverso scelte rigorose, senza concedere né qualcosa alla stranezza fine a sé stessa né alla comodità di scelte facili e collaudate».

(C. De Caro)

Ciro De Caro dirige Rosa Palasciano, co-autrice e interprete di Giulia, uno dei film più freschi e originali del panorama contemporaneo.
Il finale aperto di “Giulia“

Giulia è un film sporco di vita. Un diario di bordo, una prova di resistenza. Un personalissimo inno all’autenticità. Un’imperdibile rivelazione.

Leggi anche: Laura Bispuri – Realismo allegorico e cinema psicologico

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