Essere Charlie Kaufman

Giovanni Pascali

Maggio 6, 2016

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Kaufman
Charlie Kaufman

«Non sai quanto sei fortunata ad essere una scimmia, perché la consapevolezza è una vera maledizione: io penso, io ti sento, io soffro…e tutto quello che vorrei in cambio è l’opportunità di fare il mio lavoro e loro non me lo fanno fare perché io svelo le contraddizioni».

(Craig, Essere John Malkovich)

L’esordio alla sceneggiatura di Charlie Kaufman è energico, paradossale e metaforico allo stesso tempo, Craig è un burattinaio per passione, costretto dalla vita ad adattarsi trova un lavoro in un ufficio ad altezza nano dove scopre un passaggio, per dove? Per la testa di John Malkovich.

Nato nel ’58, dal ’91 al ’99 lavora come autore per alcune sit-com a Los Angeles finché una delle sue sceneggiature non finisce nelle mani giuste: queste mani sono di Francis Ford Coppola, la cui figlia Sofia nello stesso anno stava sposando un giovane attore e filmmaker del Maryland, Spike Jonze.

Charlie Kaufman: «L’abitudine per uno scrittore è di consegnare una sceneggiatura e poi scomparire. Questo non fa per me. Io voglio essere coinvolto dall’inizio alla fine. E questi registi [Gondry, Jonze] lo sanno, e lo rispettano».

Lo stile estetico e tecnico e la predilezione di questi registi per schemi narrativi atipici si congiunge perfettamente con la scrittura di Kaufman, sempre introspettiva a livelli freudiani e innovativa nella forma, i figli di questa unione non possono che essere splendidi esempi di cinema sperimentale, oltre che proiezione di una visione molto personale del mondo.

Il reale peso specifico della scrittura e della partecipazione attiva di Kaufman all’interno di questa collaborazione non ci è dato conoscerlo, ma volendo fare un paragone tra Eternal sunshine of a spotless mind e un’altra pellicola qualunque della filmografia di Gondry, risulta evidente che l’apporto di Kaufman sia quantomeno riconoscibile.

“Il ladro di orchidee”

Il seguito di Essere John Malkovich è Il ladro di orchidee, un film a più livelli che si svolge durante le riprese della fatica precedente di Kaufman e vede protagonista lo stesso sceneggiatore, indaffarato nell’adattamento del romanzo Il ladro di orchidee in un film hollywoodiano sui fiori, tormentato dal voler rispettare il lavoro altrui, ma allo stesso tempo curioso di scoprire la verità celata dietro le parole della scrittrice.

Il film segue il processo creativo dello stesso, idea brillante e innovativa, suddivisibile in due parti: il tormento con conseguente blocco artistico di Kaufman nella prima parte, e una più vorticosa seconda parte dove, superati i suoi dubbi e il suo perfezionismo, dà sfogo alla macchina hollywoodiana con scene d’azione in vecchio stile e un coccodrillo killer.

L’immagine che Kaufman ci dà di se stesso è una sua caricatura, come d’altronde lo sono anche tutti gli altri protagonisti dei suoi film. La necessità, o meglio l’abilità, di caratterizzare il protagonista sfruttando il flusso di coscienza dello stesso autore, il quale poi ironizza ed enfatizza le proprie ossessioni e alcuni lati del suo inconscio, crea un forte legame con lo spettatore, cosa che lo accomuna ad altri grandi autori come Woody Allen.

«Per favore, mi lasci questo ricordo, soltanto questo».

(Joel, Eternal sunshine of a spotless mind)

L’apice della sua carriera da sceneggiatore (non regista) è indubbiamente Eternal sunshine of a spotless mind, in questo caso Kaufman utilizza un elemento surreale metaforico, una clinica specializzata nel cancellare le persone dalla memoria dei pazienti, per farci entrare nella mente e nei ricordi di Joel, portato a innamorarsi della Clementine che sta dimenticando.

“Eternal sunshine of a spotless mind

Kaufman si sfrega sugli spigoli dell’irrazionale scavando nell’inconscio dei suoi personaggi mai perfetti e sempre consapevoli delle loro imperfezioni trovando l’oro, Gondry e Jonze raccolgono i suoi frutti e ne fanno dei film belli, anche perché piccoli e mai pretenziosi.

Quando poi questo meccanismo si interrompe, a Kaufman è dato l’onore e l’onere di dirigere da solo i propri film, e questo porta il dialogo con lo spettatore a un nuovo livello, senza alcun tipo di filtro.

Synedoche, New York è il primo lungometraggio diretto interamente da Charlie Kaufman, atmosfere cupe nelle quali un talento come Philip Seymour Hoffman si trova a suo agio e regala una delle sue migliori prestazioni nel ruolo del tormentato regista teatrale Caden Cotard.

Synedoche, New York

Caden è convinto di morire a breve, decide quindi di riunire degli attori in un grande set al coperto dove, ricostruiti i luoghi da lui frequentati, mette in scena la sua ultima opera, sulla sua vita. Kaufman parte dalla figura retorica del titolo per costruire un intreccio narrativo in cui la realtà si fonde con la finzione scenica, con visioni mistiche e sconvolgimenti filosofici, portandoci all’interno della sofferenza e della depressione senza mai dimenticare le punte di oniricità che lo contraddistinguono.

Synecdoche è il testamento artistico di Kaufman a tutti gli effetti, un film spericolato dal punto di vista narrativo, di un’intelligenza che lo fa quasi odiare; difatti non poche furono le critiche di chi considera presuntuosa questa pellicola, pur continuando ad apprezzare il lavoro precedente dello scrittore newyorkese, e di chi invece, probabilmente per una visione superficiale, non è riuscito a cogliere l’essenza del film.

Il mio parere è che Synecdoche sia il capolavoro di Kaufman per un semplice motivo: è vero. Craig (Essere John Malkovich) voleva essere un’altra persona, Joel (Eternal sunshine of a spotless mind) non vuole dimenticare ciò che pensava di voler dimenticare, Charlie (Il ladro di orchidee) ha un fratello gemello di nome Donald, specchio di quello che Charlie in realtà vorrebbe essere, più superficiale, più semplice, più stupido. Caden ha alle spalle tutto questo e capisce lentamente, analizzando il suo spettacolo, che non vi è un protagonista, ma tutti i personaggi, comparse comprese sono protagonisti del loro stesso spettacolo.

Dopo il 2008 scompare, fino al 2015 quando, con una raccolta di crowdfunding, produce un lungometraggio animato molto interessante.

Michael è un uomo di mezza età il quale ha l’impressione che le altre persone (nessuno è una vera persona, nemmeno Michael) abbiano tutti la stessa voce (effettivamente c’è un unico doppiatore per sesso) e siano tutti uguali, finché non conosce Lisa, dotata di un suo viso particolare e una voce diversa, l’anomalia.

Kaufman
“Anomalisa”

Candidato agli Oscar 2016 e superato da Inside Out, Anomalisa è un racconto romantico e soprattutto molto umano, nonostante la non umanità dei personaggi.

In effetti, la diffidenza iniziale viene superata proprio dal senso metaforico che riscontriamo nuovamente nel lavoro di Kaufman, la scelta di usare lo stop motion per raccontare una storia rende più realistica la somiglianza di tutte le persone che la compongono, permettendogli di eliminare un altro filtro nel dialogo con lo spettatore: gli attori.

Nel suo prossimo film, probabilmente, Kaufman eliminerà anche qualunque tipo di personaggio e avremo un flusso di coscienza di una roccia che nel finale sono sicuro regalerà grandi colpi di scena.

Charlie Kaufman è davvero un grande intellettuale contemporaneo.

Leggi anche: Wish You (Eternal Sunshine of the Spotless Mind) Were Here

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