Per un pugno di dollari – L’inizio del western mitologico di Sergio Leone

Davide Capobianco

Febbraio 28, 2020

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Ramòn (Gian Maria Volonté): “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto. È un vecchio proverbio messicano.”

Siamo all’alba di quella che sarà, ed è, la leggenda del western all’italiana: Sergio Leone, l’uomo per cui il cinema era mito.
Per un pugno di dollari esordisce nel 1964, anno d’inizio della cosiddetta “Trilogia del dollaro”, che includerà capolavori del calibro di Per qualche dollaro in più Il Buono, il Brutto e il Cattivo.

Adattando al west la sceneggiatura di Yojimbo – La sfida del samurai, capolavoro del maestro Kurosawa, Leone pone il primo tassello della sua poetica del deserto mitico. Nasce così il suo cinema degli sguardi, dei silenzi: Per un pugno di dollari è una fiaba arida ed epica, dove il mito incontra il western. Nelle terre del tramonto si muovono eroi antichi, dune di malinconia e passioni violente dalla violenta fine, uomini con la pistola e uomini col fucile.

Per un pugno di dollari

Per un pugno di dollari, 1964, regia di Sergio Leone

La prima cosa in cui il protagonista, l’eterno straniero senza nome, si imbatte sul suo lento cammino è una forca; lì, sospesa come lo è lui nelle sabbie del tempo, quella fune ricorda il vero avversario di ogni uomo: la morte.
La trama del film è delle più classiche: un pistolero misterioso arriva in un villaggio dimenticato da Dio e dagli uomini, un villaggio in cui chi fa più affari è il becchino; a contendersi l’egemonia del luogo vi sono due famiglie rivali, i cui traffici potrebbero fruttare un bel guadagno al gringo interpretato da Clint Eastwood. Decide di vendersi a entrambe, facendo una sorta di doppio gioco e riuscendo così a far scontrare le famiglie più volte tra loro. Diventa il terzo incomodo, ed è proprio la morte che dovrà evitare, per quel pugno di dollari.

Non vi è eroismo, tuttavia, nel denaro. Allora quand’è che il più “banale” dei personaggi si rivela, mostrando il vero volto sotto la tesa del suo cappello?

Scopriamo che un membro della famiglia dei Rojo, Ramòn, ha strappato una giovane donna a suo marito e al suo bambino, per farne la sua amante. Sarà l’uomo senza nome a liberarla, com’è prevedibile, ma non scontato. Poiché, infatti, quello di Leone è un eroe che si improvvisa tale, di base è un eroe negativo, sporco, che ha l’aspetto di un essere umano ed è completamente a suo agio nella violenza che lo circonda.
Non sappiamo niente del suo passato, dunque nulla delle sue motivazioni. Non sapremo mai da cosa è scaturito quell’atto di compassione, quella pallottola in più che distingue gli eroi. Esiste, infine, un cuore, per arido che sia, dietro gli occhi di ghiaccio.

Nel momento in cui, però, c’è un eroe, deve esserci la sua controparte, il cattivo della storia. Inizia così il duello, fisico e mentale, tra lo straniero e Ramòn, pistola contro fucile. Il bersaglio, ovviamente, è il cuore.

Ma dov’è il mito? Perché Sergio Leone parla di una mitologia western, di un’epica per sceriffi e fuorilegge?

Una lettura in chiave omerica

“[Omero,] i cui personaggi non sono altro che gli archetipi degli eroi del West. Ettore, Achille, Agamennone non sono altro che gli sceriffi, i pistoleri e i fuorilegge dell’antichità.”

Sergio Leone

Le relazioni tra i film western di Leone e i poemi omerici possono risultare arbitrarie, ma se si pensa che mito, dal greco mythos, vuol dire “racconto”, non è così inusuale che stilemi e figure, achei e pistoleri abbiano attraversato i deserti del tempo, diversi nella forma, per ritornare eternamente alla fiaba.

Archetipi degli eroi (e dei fuorilegge) del west, vediamo se è vero.
Ramòn è un arrogante leader della famiglia Rojo, avido e spietato, bramoso quanto letale. Nel film si impossessa di una donna che non gli appartiene, la porta via dalla casa, dal marito e dal figlio, per sistemarla in un’altra abitazione.
Nell’Iliade vi è un generale con le medesime attitudini, la cui tracotanza ha perfino scatenato l’ira di Achille. Questo comandante non esitava mai nell’assecondare la sua bramosia, prendendo per sé ogni cosa o persona, specie quando si trattava di donne; tra le sue “conquiste”, Briseide, bellissima schiava proprio di Achille.
Questo Ramòn della gloriosa Micene, si chiamava Agamennone. L’uomo col fucile.

Chi si oppone a costui?

L’Odissea è il poema dell’errare, del vagabondare, tra i mari e le onde, come dune, che scaraventano il viaggiatore per eccellenza, Ulisse, ponendolo faccia a faccia con la morte, che fossero mostri o uomini, da cui fuggire sempre, con ogni stratagemma.

I luoghi identificati di questo “viaggio” si trovano, quasi tutti, nel mediterraneo occidentale, spesso nei pressi di coste italiche. Quelle che gli achei iniziavano ad esplorare e colonizzare, come nuove frontiere. Siamo letteralmente ad Ovest della Grecia, nel far west dei micenei. L’Odissea pare, così, l’archetipo del western.

Ciò che ha permesso a Ulisse di sopravvivere alle sue sventure è stata l’astuzia, un acume in grado di adattarsi a ogni situazione. Così agisce, per sopravvivere tra le due famiglie, l’uomo senza nome di Sergio Leone: rapido di mano e sveglio, quindi, a detta dello stesso Ramòn, pericoloso.

Infine, l’ultima prova, il grande ritorno, il cuore d’acciaio. Dove Odisseo tornò nella sua città da straniero, con una cappa consunta e polverosa a coprire la sua identità, la storia del pistolero solitario inizia e finisce senza un nome, senza una fama, senza ricompensa. Nel duello finale tra la pistola e il fucile serve un’ultima trovata, da nascondere sotto il poncho, per neutralizzare la potenza di fuoco di Ramòn.

Esauriti i colpi, ne rimangono due per terra, una cartuccia per il winchester e un proiettile per la colt.

L’uomo senza nome: “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto. Avevi detto così? Vediamo se è vero.”

Il tiranno è abbattuto, la morte abbandona il villaggio, la pace è tornata nella valle solitaria. Lo straniero riprende la sua strada, verso quel pugno di dollari, forse per qualche dollaro in più stavolta. Una cosa è certa: lui, da adesso in poi, è il buono.

 

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