1. Episodio V – L’impero colpisce ancora

Uno dei rari casi di sequel considerati dai più, a ragione, film migliori rispetto ai loro predecessori. È facile capirne il motivo. Questa volta George Lucas saggiamente sceglie di non caricare su di sé tutto il peso della realizzazione del film, e i risultati si vedono.
Infatti Lucas continua a occuparsi della componente soggettistica, aspetto in cui la sua assoluta creatività ha sempre brillato, ma si affida a un regista esperto come Irvin Kershner, che regala una resa visiva superiore rispetto a quella del primo film, oltre che a un giovane sceneggiatore come Lawrence Kasdan. La combinazione permette di creare una pellicola che mantiene tutti gli aspetti riusciti del primo film, ma riesce ad evitare quelle ingenuità che pesano su Una nuova speranza.
Impossibile non parlare di uno dei colpi di scena più famosi della storia della settima arte: la rivelazione a Luke di Vader. Si tratta di un momento di puro shock per lo spettatore: il villain minaccioso ma bidimensionale visto fino a quel momento non esiste più, egli lascia spazio a un personaggio molto più complesso che varrà la pena di approfondire in altri film. L’impero colpisce ancora ha però molto altro da offrire oltre all’iconico plot twist finale. La battaglia sul pianeta ghiacciato di Hoth è tra le più memorabili dell’intera saga, grazie alla comparsa degli AT-AT, che riescono a mettere in scena tutta la potenza dell’impero non solo in campo spaziale come visto nel film precedente, ma anche sul campo di battaglia terrestre.

Entrambe le sottotrame in cui Star Wars si dirama funzionano perfettamente e si bilanciano tra di loro.
Da un lato c’è quella più adrenalinica con la fuga di Leia e Han, dall’altra quella più riflessiva con l’addestramento di Luke da parte del maestro Yoda, che permette di approfondire il tema della Forza senza però svelarne troppo.
Altro grande merito del film è la capacità di far crescere il personaggio di Luke Skywalker, che nel primo film è abbastanza piatto, riconducendosi alla figura dell’eroe un po’ per caso, pur essendo per molti aspetti un predestinato. Qui si mantiene il suo eroismo, ma si aggiunge un livello di complessità nella rappresentazione della sua impulsività, che in questo film diviene un suo tratto caratteristico.
Non solo, il ribadire del maestro Yoda che questa caratteristica sia condivisa da Luke e suo padre permette di creare tensione attraverso la rivelazione della paternità di Vader: lo spettatore teme che Luke possa cadere nello stesso modo in cui è caduto suo padre, che diventerà un tema centrale all’interno de Il ritorno dello Jedi. Il risultato complessivo è uno dei migliori film d’intrattenimento mai realizzati e la miglior pellicola dell’intera saga.




