Les Triangles Amoureux – La Piscine e il desiderio mimetico

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Il triangolo amoroso sullo schermo di Alain Delon, Romy Schneider e Jake Birkin in un dramma sul desiderio diretto da Jacques Deray.

Les Triangles Amoureaux – La Piscine e il desiderio mimetico

È la canicola. Alain Delon è mollemente adagiato a bordo piscina. La sua pelle bronzea splende, lucida e liscia. Ha un ginocchio piegato e una gamba distesa. Una mano accarezza la superficie dell’acqua. Tra il cinguettio degli uccelli e il fruscio del vento, la macchina da presa si avvicina sempre di più verso questo homme fatal. Si sente una voce fuori campo: «Jean-Paul?». Un sospiro.

Sembra vano ogni tentativo di ridestarsi dalla siesta, ma la sete si fa sentire. Trangugia supino un sorso di succo d’arancia. Resta così, con il bicchiere verde, tenuto in equilibrio con la bocca, a coprire il naso. Poi un tuffo, un grande splash. E via il bicchiere, via gli occhiali da sole, via il torpore. Eccolo il sorriso fresco e gioioso di Romy Schneider. La seguiamo nuotare dall’altra parte della piscina. E, per un attimo, i loro sguardi azzurri si incontrano, complici.

In questo incipit liquido, sensuale, apparentemente innocuo, prende le mosse La Piscine, il noir psicologico di Jacques Deray, nonché quarto episodio della nostra retrospettiva Les Triangles Amoureux nella storia del cinema francese.

È il 1969: la liaison bruciante e struggente tra i due attori protagonisti è da poco giunta al termine. Ciononostante, l’intesa sul set è ancora palpabile. Delon e Schneider sono perfetti per Jean-Paul e Marianne, una coppia di amanti in vacanza a Saint-Tropez, in Costa Azzurra. L’ambiente, intorno a cui ruota il dramma che di lì a non molto si compirà, è proprio la piscina della villa di un loro amico. Le opere ispirate sono varie: da Swimming Pool diretto da François Ozon al più recente A Bigger Splash di Luca Guadagnino. 

Romy Schneider in una scena de “La Piscine”

Il desiderio e il delirio ne La Piscine

È un’estate di amore, di seduzione, di ozio. Lei scrive degli articoli per un giornale, mentre lui è uno scrittore con un libro fallito alle spalle e che al momento fa il pubblicitario per una ditta. A interrompere la quiete, irreale, incorrotta, quasi edenica, è lo squillo del telefono, a cui, fin da subito, si oppone bruscamente Jean-Paul, mosso già da un misterioso presentimento.

In questo nido di passione, avulso dal resto del mondo, soltanto un’invasione esterna può sommuovere gli equilibri. A fare visita a Jean-Paul e Marianne è Harry, un produttore discografico interpretato da Maurice Ronet, e sua figlia, l’anglo-francese Penelope, appena diciottenne, portata in scena da una giovanissima Jane Birkin.

Le attenzioni di Harry per Marianne insospettiscono sempre di più Jean-Paul. A innescare questa gelosia retroattiva è l’intimità rinnovata tra i due. Sarà un lento, ballato durante un festino organizzato nella casa, a convincere anche Penelope, solitaria e taciturna, di questa fiamma del passato. Non si può fare a meno di rintracciare in Harry la figura del serpente tentatore e, perché no, in Penelope l’inconsapevole mela rossa, matura e succulenta. Infatti, d’ora in poi Jean-Paul compenserà la sua possessività con Penelope, ammaliandola e infrangendo così la sua riservatezza.

Alain Delon e Romy Schneider

La triangolazione del desiderio ne La Piscine

Si instaura quella che l’antropologo, critico letterario e filosofo René Girard ha definito «triangolazione del desiderio». In Menzogna romantica e verità romanzesca. Le mediazioni del desiderio nella letteratura e nella vita teorizza lo schema tipo del desiderio mimetico triangolare, collocando nei tre vertici di questa trinità geometrica prima il soggetto, poi l’oggetto del desiderio e infine il mediatore. L’uomo è incapace in genere di desiderare prescindendo da un modello, consapevole o inconsapevole che sia: l’oggetto o lo scopo di questo desiderio gli è proposto da un “terzo” che funge da mediatore.

«Dietro tutte le dottrine occidentali che si susseguono da due o tre secoli vi è sempre il medesimo principio: Dio è morto, tocca all’uomo prendere il suo posto. La tentazione dell’orgoglio è eterna ma diventa irresistibile nell’era moderna poiché è orchestrata e amplificata in maniera inaudita. La “buona novella” moderna è intesa da tutti. Quanto più profondamente si scolpisce nel nostro cuore, tanto più violento è il contrasto tra questa meravigliosa promessa e la brutale smentita che le infligge l’esperienza».


(René Girard, Menzogna romantica e verità romanzesca. Le mediazioni del desiderio nella letteratura e nella vita)

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Jane Birkin interpreta Penelope

Il tragico finale

In questo triangolo amoroso l’emergere di nuove pulsioni, in risposta a quelle da tempo obliate, conduce violentemente alla rovina. Dopo una cena all’insegna della tensione, Harry annuncia l’imminente partenza per Milano e va via sprezzante. Fallito il tentativo di riconquistare Marianne, trova altrettanto inaccettabile che Penelope si faccia coinvolgere dal magnetismo del rivale.

Lì dove tutto è iniziato, la piscina, il luogo-non luogo, la soglia metafisica, lì si consuma l’azione.

È notte fonda. Harry rincasa. Ad attenderlo, ancora sveglio, c’è Jean-Paul. Marianne e Penelope dormono. La conversazione tra i due deflagra presto. Ebbro e aizzato, Jean-Paul lo annega. Il cerchio si chiude proprio nell’acqua, la quintessenza della vita, mobile quanto letale.

Il giorno seguente si celebra un funerale fugace e ristretto: il caso è affidato a un ispettore di Marsiglia che, insieme a Marianne, dubita dell’accidentalità del misfatto. A incastrarlo un paio di dettagli: l’orologio d’oro, gli abiti puliti… Jean-Paul ha un crollo emotivo: le confessa il gesto folle.

Marianne pensa in fretta. Scorta Penelope in aeroporto. Non intende ripartire per Parigi con lui. «Je ne sais pas exactement. J’ai l’impression de ne plus te connaître. Je ne peux plus» gli dice. I loro occhi glaciali si confondono gli uni negli altri, ma non c’è più il gioco leggero di prima. Nella piscina si riflette la vasta ramificazione di un albero ormai spoglio. Jean-Paul e Marianne si abbracciano e assistono da dietro la finestra al loro crepuscolo.

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Le triangle amoureux

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