Vita da Carlo – Un malinconico testamento

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Quando non si ha più niente di divertente da dire, si dice la verità.

Autoironica, malinconica, a tratti divertente, la nuova serie di Carlo Verdone non delude il suo pubblico, anzi è già un cult tra i fan del comico romano. Complice il marketing Amazon che la spalma dappertutto, Vita da Carlo è la serie del momento.

Mi ricordo ancora i tempi in cui si parlava di Squid Game e a pensarci mi sento vecchio. Quanto tempo fa è uscito Tiger King? Ma la serie su Totti è già finita o faranno una seconda stagione?

La serie si apre con Verdone che vince la Palma d’oro e, davanti a una platea di sue sagome di cartone, esclama: «Vive Cannes, vive le Cinéma».

In effetti le canne non mancano in questa serie: il personaggio di Chicco, fidanzato fattone della figlia di Verdone, fuma in tutti gli episodi. 

Nella prima scena della prima puntata, subito dopo la sigla, vediamo Verdone fare colazione in cucina. Classica inquadratura su steadycam, di cui è composta praticamente l’intera serie, che stacca sull’entrata in cucina di Chicco. Qui è inserito un dettaglio sulla mano del ragazzo, che prende una barretta di cioccolata fondente, con un product placement eccessivo, mentre tra l’indice e il medio della mano destra tiene un evidente “torcione”.

Vita da Carlo è il testamento di una carriera di Carlo Verdone, il quale si cimenta per la prima volta in una serie televisiva.
il suddetto torcione, estratto dalla prima puntata di “Vita da Carlo”

Il rapporto tra questi due personaggi è cruciale nella serie e mi è piaciuto particolarmente: il personaggio di Chicco incarna perfettamente lo spirito evasivo e gentile, pigro e intraprendente, sporco ma fondamentalmente innocuo della mia generazione, che strizza l’occhio a Todd di Bojack e a tutto il sottogenere degli stoned movies, di cui personalmente sono un cultore.

Chicco rallenta l’azione e frena la ricerca costante di Carlo di un senso o di un contenuto. Chicco aiuta Carlo e Carlo aiuta Chicco.

Lucio Nuchi: «Noi siamo tra Tarkovskij e i fratelli Grimm. Io immagino, immagino questi contrasti. Dove in esterno c’è il sole mentre negli interni piove, cioè tu lo capisci dove ti sto portando?».

Carlo Verdone: «Ma secondo te quel pubblico che ha amato O famo strano, Viaggi di nozze, Gallo cedrone, Troppo forte, come lo può prendere ‘sto film?».

Intrappolato nei suoi stessi personaggi, Carlo non riesce a farsi prendere sul serio quando propone la sua nuova fatica da regista, L’incrocio delle ombre, al produttore Stefano Ambrogi, il Sergio di Jeeg Robot che ricorda vagamente il Sergio di Boris quando gli risponde con un sonoro: «il pubblico vuole ridere» o «Murnau giocava a centrocampo no? Era una bella mezz’ala».

E torniamo al vecchio dogma dell’impossibilità di fare qualcosa di decente in Italia che non sia una commedia, della bassa propensione al rischio e dell’incomunicabilità tra registi borghesi e radical chic e i produttori zozzi, rozzi e del popolo. 

In Vita da Carlo si ride e si scherza, ma con la realtà, in una sorta di autobiografismo comico, saturo di cellulari e social networks. 

Il pubblico produce meme, ipotizza scenari e indirizza le scelte della politica: su una ripresa aerea dei tetti di Roma appaiono decine di schermi, e mentre Verdone decide se candidarsi o meno a sindaco, il web sembra aver già deciso.

Vita da Carlo è il testamento di una carriera di Carlo Verdone, il quale si cimenta per la prima volta in una serie televisiva.
I meme

Il successo quasi immediato di Vita da Carlo dimostra che con le piattaforme streaming c’è poco da scherzare. Inglobare nel palinsesto icone della sala come Verdone, senza chiedergli alcuna trasformazione, anzi denudandole di qualunque maschera, permette alle piattaforme di ampliare il pubblico e arrivare a tutte le generazioni. 

Praticamente ogni settimana mio padre mi chiama per chiedermi se ho *inserite piattaforma a vostra scelta* e se gli passo i dati per il login, altrimenti si fa un account tutto suo.

Se quella generazione era abituata ad andare in sala per l’ultimo film di Verdone mi sembra di capire che non gli dispiaccia troppo questo cambiamento. Forse siamo più nostalgici noi ragazzi, anche se io un film di Verdone in sala credo di non averlo mai visto e sono uno che al cinema ci va volentieri.

Il mondo sta cambiando anche grazie a serie come Vita da Carlo, anche se forse neanche lo sa. Il mondo dico.

Il cast di “Vita di Carlo”, chiaramente inconsapevoli di star cambiando il cinema italiano

Qui apro un grande tema e il motivo per cui ho deciso di scrivere questo articolo.

Ho finito Vita di Carlo in due giorni, l’ho fagocitata come ho fatto con Squid Game, con la serie su Totti, con Tiger King e con tante altre che neanche ricordo.
C’era una serie in cui Al Pacino dava la caccia ai nazisti e veniva fuori che esisteva un piano per instaurare il Quarto Reich e Al Pacino doveva sventarlo – diamine sembra passata un’eternità da quando ho visto quella porcheria.

A seguito di un lungo periodo di riflessione e osservazione credo che la colpa non sia delle serie in sé, ma del modo in cui le fruiamo. Metto una puntata di Vita da Carlo, guardo cinque minuti, poi prendo il telefono in mano. La serie scorre in sottofondo, ma non ha la mia attenzione.

Ok, forse sono solo io. Forse sì, oppure quelli come me sono più inclini a scrivere un articolo che a leggerlo, quindi magari siamo in tanti, ma non siamo arrivati tutti fino a questo punto dell’articolo perché ci siamo distratti nel percorso. Queste serie ci prendono per sfinimento o ci prendono già sfiniti? Servono a distrarci o siamo così distratti che in fondo basta mettere una musichetta funky sotto i dialoghi e ci facciamo il binge watching di qualunque cosa?

Queste sono le domande che mi assalgono quando tre giorni dopo aver finito Vita da Carlo mi metto a scrivere a riguardo e mi rendo conto che di quella serie non mi è rimasto nulla o quasi.

Tutte queste bellissime piattaforme garantiscono quella concorrenza che è sempre mancata portando, in teoria, grandi vantaggi sia ai creatori che agli spettatori. La realtà è ben diversa, il cinema è sempre di più un prodotto di consumo e la concorrenza non migliora la qualità, la standardizza.

Purtroppo tocca sempre a noi spettatori fare scelte più consapevoli per indirizzare il mercato verso quello che vogliamo. La sala è il vostro soggiorno e il computer è il proiettore, la piattaforma che vi scegliete è il vostro cinema di fiducia e non importa se vivete a Milano o a Lamezia Terme, possiamo vedere tutti le stesse cose che vedo io e che vede Carlo Verdone.

Vita da Carlo avrà una seconda stagione, ma non hanno ancora iniziato a scriverla. Dubito che qualcuno della produzione leggerà questa mia “recensione”, ma provo comunque a lanciare una proposta:

Carlo per favore recupera La danza della realtà di Alejandro Jodorowsky, so che non l’hai visto perché hai sprecato così tante occasione per omaggiarlo. Sono sicuro che ti sarà d’ispirazione.

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