Lo spettatore impossibile di Space Jam: New Legends

Michele Marmo

Marzo 25, 2022

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Con la cerimonia dei Razzie Awards alle porte, cogliamo l’occasione per tornare a parlare dello Space Jam: New Legends di Malcom D. Lee, uno dei film più attesi dello scorso anno, che di nomination è riuscito a portarne a casa ben quattro: Peggior film, Peggior prequel / remake / plagio o sequel, Peggior coppia sullo schermo e Peggior attore protagonista per LeBron James.

Se a questo clamoroso insuccesso di critica aggiungiamo anche i magri incassi ottenuti al botteghino (ulteriormente ostacolati dalle restrizioni in sala dovute al coronavirus), sembra proprio che il nuovo Space Jam non sia piaciuto quasi a nessuno.

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LeBron James e Bugs Bunny in una scena del film

Proviamo allora a spiegare le ragioni di questo flop, analizzando alcuni aspetti del film e lasciandoci guidare da una domanda (apparentemente) molto banale:

Per quale pubblico è pensato questo nuovo Space Jam?

Facciamo un passo indietro e torniamo alla campagna promozionale del film, e cioè a quel che Space Jam: New Legends prometteva di essere. I trailer mostrano LeBron James che, alla ricerca di suo figlio, viene catapultato nel ‘serververso’ della Warner Bros., cioè una sorta di universo condiviso da tutti i mondi e i personaggi cinematografici di cui la Warner detiene i diritti.

Sulla base di questo pretesto narrativo è già facilissimo immaginare quante e quali citazioni e strizzatine d’occhio varie si siano divertiti a inserire gli sceneggiatori; la stessa strategia promozionale è concepita non solo (e non tanto) per mettere gli spettatori a conoscenza della trama del film, quanto per esser vista nella piena coscienza dei rinvii di cui è intessuta.

Nel primo trailer, ad esempio, non solo LeBron viene mostrato sorvolare il mondo de Il trono di spade e Gotham City, ma vengono mostrati anche spezzoni di una partita di basket in cui a esultare sugli spalti ci sono i personaggi più improbabili: l’orso Yogi, Pennywise il pagliaccio assassino, il Joker di Cesar Romero, King Kong e addirittura – non senza scatenare qualche polemica – i drughi di Arancia Meccanica.

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I drughi di Arancia Meccanica esultano sullo sfondo. Riuscite a riconoscere gli altri personaggi?

Si prenda anche in considerazione la clip rilasciata il 1° luglio 2021 in cui si vedono la Nonna e Speedy Gonzales nel mondo di Matrix, vestiti come i protagonisti del film e, proprio come loro, intenti a schivare i proiettili al rallentatore.

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Speedy Gonzales come Neo di Matrix

Sottolineiamo l’importanza di questi aspetti perché parevano comunicare come il film fosse innanzitutto rivolto a degli spettatori competenti, che sapessero riconoscere questi riferimenti intertestuali, che possedessero una buona conoscenza cinefila e che accettassero di metterla in gioco.

A prendere in considerazione proprio questi richiami ironici, da Matrix ad Arancia meccanica, da Mad Max a The Mask, sembrava infatti che questo nuovo Space Jam selezionasse e prediligesse un tipo di spettatore abbastanza particolare, cioè lo spettatore cresciuto col primo film del 1996 e che, da allora, in tutti questi anni di attesa, avesse visto e apprezzato gli altri grandi film della Warner Bros.

Space Jam: New Legends interessava perché, se nel film del 1996 l’avventura si limitava a coinvolgere i soli Looney Tunes e il loro mondo, la promessa diventava adesso quella di vedere un universo cresciuto insieme ai suoi spettatori, un universo in cui ai Looney Tunes si sarebbero affiancati personaggi e mondi narrativi – anche più maturi – che noi tutti abbiamo imparato ad amare nel corso del tempo.

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Willy il Coyote nel mondo di Mad Max

E invece, una volta in sala…

Seduti carichi di aspettative, ci siamo invece ritrovati a guardare qualcosa di completamente diverso. Space Jam: New Legends si è infatti rivelato essere un film dalla trama estremamente lineare, che si rivolge innanzitutto a uno spettatore ingenuo, che non ha bisogno né di aver visto gli altri film della Warner Bros. citati (i richiami e i riferimenti sono numerosi, ma sterili, fini a loro stessi e che in nulla arricchiscono la trama) né ha bisogno di aver visto il primo Space Jam: ci siamo dunque resi conto come questo nuovo capitolo presenti poche variazioni e finisca con il ricalcare (fin troppo) la storia del suo predecessore. Emblematica, a tal proposito, la battuta di Bugs Bunny:

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Bugs Bunny: «Rallenta amico, cioè tu vuoi che io, un coniglio animato parlante, faccia con te, una superstar dell’NBA, una partita in cui ci giochiamo tutto? Questo mi ricorda qualcosa».

Addirittura la partita di basket (momento clou dell’intero film) presenta dinamiche identiche a quelle del primo Space Jam, con la stessa alta posta in palio, gli stessi momenti di difficoltà e recupero, lo stesso discorso motivazionale in spogliatoio. Nonostante le premesse, insomma, il film di “nuovo” ha ben poco.

È ben chiaro, allora, che quel logo de Il trono di Spade che vedevamo nel trailer, quei personaggi come gli agenti Smith, il Gigante di ferro o i drughi messi sugli spalti a esultare, siano stati usati come mera strategia promozionale: privilegiando lo spettatore – bambino che può bellamente fregarsene di chi siano, nel film sono ridotti a figure sullo sfondo e il loro peso è nullo. Chi sa riconoscerli potrà certo divertirsi a notare tutti questi rimandi, ma è un gioco sterile, che finisce ben presto con l’annoiare.

LeBron James, poi, mostra una performance decisamente inferiore a quella di Michael Jordan, considerando che il suo personaggio è stato appiattito al ruolo stereotipico di “padre severo e pretenzioso”, contrapposto al figlio “creativo e sognatore”. Una contrapposizione decisamente poco originale e dai risvolti prevedibili, soprattutto se chi guarda è proprio quello spettatore competente, chiamato in causa a riconoscere film del calibro di Matrix o Arancia Meccanica.

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LeBron: «Ah bene, ora molliamo? Non si diventa grandi senza impegno».

Appurato come il film non sia rivolto a un pubblico cresciuto negli anni ’90, dovremmo forse pensare che questo nuovo Space Jam sia pensato per i bambini di oggi? Neppure, ed è qui che nasce la contraddizione.

Lo spettatore inesistente di Space Jam: New Legends

I bambini sono comunque esclusi dalla comprensione generale dell’opera; se mondi e personaggi di altri film restano sullo sfondo, lo spettatore-bambino comunque non capisce su quale sfondo sia ambientata la vicenda. C’è, ad esempio, una sequenza in cui i Looney Tunes visitano in successione il mondo di Casablanca, di Matrix, di Mad Max: un bambino non potrebbe in alcun modo raccapezzarcisi, perché non ha alcun modo di sapere dove sono quei personaggi, cosa stanno facendo e, soprattutto, perché.  

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Yosemite Sam nel mondo di Casablanca

È in questo che Space Jam risulta imbarazzante: il film predilige uno spettatore-bambino e sceglie di basare la trama sulla connessione tra mondi, ma poi sceglie mondi narrativi che un bambino non può (e in alcuni casi non deve) conoscere. Mad Max negli Stati Uniti è stato vietato ai minori di 17 anni, Arancia Meccanica ai minori di 14. Immaginate poi l’imbarazzo di un genitore nel momento in cui suo figlio gli chiede chi sia mai quel sorridente personaggio dal nome Austin Powers, che non manca di fare una comparsata.

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Gatto Silvestro (completamente rasato) in braccio al Dottor Male della saga di Austin Powers

E tralasciamo totalmente l’imbarazzo che proviamo noi nel vedere scomodati personaggi del calibro di Voldemort e Pennywise solo per essere ridotti a figure sorridenti che si sbracciano per qualche canestro.

Se l’intenzione del film era quella di mettere in contatto due generazioni, facendo seguire la storia di LeBron ai più piccoli e divertendo con inaspettati riferimenti i più grandi, c’è da dire che questi due livelli di lettura stridono tra loro; il “dialogo intergenerazionale” – se e quando avviene – risulta essere noioso e imbarazzante per i grandi, incomprensibile per i più piccoli.

Space Jam vuole rivolgersi a tutti i pubblici, ma lo fa nel mondo sbagliato e finisce col non sapersi rivolgere a nessuno. Lo spettatore ideale del film, dicevamo, è impossibile o inesistente, ed è proprio questo l’aspetto principale che, a nostro avviso, ha portato all’insuccesso di critica e di pubblico e che ha reso Space Jam un ottimo candidato al titolo di Peggior film ai Razzie 2022. 

Leggi anche: Space Jam: New Legends tra tecnologia e psicologia

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