Il boom – Chi ha il pane non ha i denti

Carmine Esposito

Maggio 2, 2022

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Italia, anni ‘50. L’eco della Resistenza è ormai un lontano ricordo. I partigiani di ieri sono i disillusi di oggi, una volta chiusa in cella la Volante Rossa e rimessi nell’armadio della vergogna, ben custoditi, gli scheletri della nazione. Ma, a dispetto di quanto tutti pensano, la guerra non è finita. È stata solo rimandata di qualche anno. Aspetta, paziente, nelle pieghe del tempo, alimentata da conflitti e insoddisfazioni latenti e serpeggianti, pronte a esplodere con le prime grida di rivolta. Mentre aspetta, il popolino si gode “il boom”, la crescita economica drogata dal piano Marshall; quella imberbe illusione di ricchezza, di grandezza, sbandierata sotto al naso di tutti, ma accessibile ai pochi e ai soliti. Per gli altri, non resta che una fragile illusione, pronta a esplodere come bolle di sapone tra le mani.

Tutti pazzi per il boom!

Giovanni Alberti può entrare a pieno titolo nelle schiere degli “altri”, degli illusi, dei sedotti e abbandonati dal Capitale. Uomo distinto, simpatico, dalle sane abitudini e dalle amicizie altolocate; insomma, un uomo che ha tutte le carte in regola per assurgere alle schiere dei paperoni nazionali. Eppure, l’agio ostentato con noncuranza e il sorriso sempre allungato sulla faccia di Giovanni si rivelano presto essere solo una pantomima. Una maschera da indossare alle corse dei cavalli o alle cene di gala; per non mostrare che, in realtà, la sua ricchezza è falsa. Frutto di debiti e cambiali, che hanno iniziato a bussare alla porta della famiglia Alberti, minando ogni certezza.

Il Boom
Giovannone alle corse dei cavalli

Giovanni ha fatto il botto. Pensava di potersi infilare tra le maglie di ambienti floridi per ritagliarsi un posto in prima classe. Invece, il boom lo ha preso in pieno, sbalzandolo di qua e di là come una trottola o una scheggia impazzita, alla ricerca disperata di qualcuno che possa aiutarlo.

Ma non c’è amicizia o rapporto che tenga di fronte ai soldi: la bancarotta è inevitabile. Questa è la dura legge della scalata verso il successo; mai tendere la mano verso chi sta andando a fondo, perché non potrà fare altro che trascinarti nel baratro con sé. Mentre gli amici, gli amori, i rapporti di lavoro, sono status symbol tanto quanto gli abiti costosi e la macchina sportiva, da utilizzare per mettersi in mostra, per ostentare un profumo di dolce vita.

Il “Miracolo” economico, per Giovannino, non solo ha influenzato il suo modo di porsi negli affari, di relazionarsi con gli altri, di metter su famiglia. Quella visione di un benessere irresistibile, che inonda le vite di tutti quelli che sono disponibili ad accoglierlo, ha modificato anche il suo immaginario, la sua visione della realtà e del futuro. Messo alle strette dal rifiuto degli amici, l’unica opportunità che gli si para davanti è auto-mutilarsi, pur di racimolare i soldi che possono permettergli di salvarsi. Eppure lui continua a sperare, continua a illudersi che qualcosa possa risolversi per il meglio. Indefesso, Alberti continua ad aspettare il miracolo, che qualcuno corra a salvarlo. Nonostante le condizioni avverse e gli avvenimenti suggeriscano di correre ai ripari, di cercare una strada diversa e di cambiar vita.

Per lui il boom resta una verità assoluta.

Un dogma, un credo religioso a cui votarsi anima e corpo, senza pensare a niente. Tanto ci penserà qualcun altro a tirarlo fuori dai guai e a offrirgli l’affare della vita. Invece, si scopre solo sul freddo tavolo operatorio; solo e nudo, come quando è venuto al mondo, fatto di sola carne e sogni.

Giovanni e le cambiali, un duo imprescindibile

Il Boom e la nascita della società dei consumi

Il cosiddetto “Miracolo economico”, cioè il periodo di grande espansione economica dell’Italia degli anni ‘50, rappresenta Il boom del titolo del film (1963) omonimo di Vittorio De Sica, con protagonista Alberto Sordi.

Questa nuova ventata di ricchezza sancisce l’alba del consumismo e dell’affermarsi degli status symbol: della lavatrice, del televisore, della macchina; non solo come strumenti utili a migliorare il proprio stile di vita, ma come veri e propri simboli di benessere. Il reale, il materiale, vengono svuotati di senso, per essere riempiti con significati che obbediscono a leggi non economiche, ma morali e libidinali. Gli oggetti della vita quotidiana non sono gli unici destinati a subire questo trattamento, anche le persone diventano un modo come un altro per mostrare a tutti il proprio ruolo sociale.

Non è un caso, quindi, che di Giovanni Altieri, lungo l’arco della pellicola, restino oscuri tutti i dettagli strettamente personali; i genitori sono presenti, entrano a far parte della storia, ma in maniera talmente residuale da non permettere di conoscere le origini di quest’uomo; non si riesce mai bene a capire quale sia il suo mestiere, di cosa si occupa, cosa fa per tirare a campare; né tantomeno sembra avere un titolo di studio, una qualifica, un pezzo di carta. Nulla. Lo spettatore conosce Giovanni solo attraverso i suoi consumi e i suoi debiti.

Quegli stessi debiti e quegli stessi vizi che lo porteranno ad accettare l’offerta della signora Bausetti di dar via un occhio per onorare una cambiale. Senza un occhio potrà ancora vedere, seppur con qualche disagio, potrà continuare normalmente con la sua vita. Senza un occhio, però, il cervello non riesce a cogliere la profondità di ciò che vede; si ritrova catapultato in una realtà bidimensionale, dove tutto è piatto e superficiale.

Ma d’altronde, com’è stato fino a quel momento il mondo di Giovannino, se non pura apparenza, senza alcuna stratificazione umana o esistenziale? 

Il Boom
Il corpo è solo uno strumento come un altro per far soldi

Una commedia a denti stretti

Nonostante la vicenda assuma tratti drammatici, Il boom (1963) può iscriversi a pieno titolo nel filone della commedia italiana che, a partire dagli anni ’60, non smette di divertire raccontando l’Italia e le sue innumerevoli vicissitudini. La comicità verte tutta sulle spalle del mattatore Sordi che, con la sua maschera inconfondibile, fa di tutto per divertire chi gli sta intorno; sia dentro che fuori lo schermo, con vicende che ben poco hanno di comico. La storia di un uomo fallito, sul lastrico, solo; totalmente abbandonato dagli amici, vittima di un matrimonio di facciata pieno di sentimenti posticci e tanta moralità.

Bausetti è costretto a rendere la sua vita una vera e propria pantomima, man mano che si rende conto di essere solo ad affrontare la sua disgrazia personale. Di fronte ai rifiuti degli amici e alle richieste inascoltate, piuttosto che scendere a compromessi con una realtà scomoda, sceglie di mettere la testa sotto la sabbia di una comicità apparente; le battute, gli scherzi, i sorrisoni servono da paravento dietro cui nascondersi. Non passa molto prima che il mattatore si tramuti in una marionetta, mosso da fili invisibili.

Le cambiali, lo status, la moglie insaziabile, cappi che tirano il buon Giovanni di qua e di là, come un Pinocchio qualsiasi.

In quel momento, la farsa diventa tragedia e smette di far ridere, o almeno fa sorridere a denti stretti; perché è impossibile non riconoscersi, in qualche modo, nelle vicende de Il boom. Impossibile non vedere sullo schermo i riflessi del dramma che affligge ogni uomo moderno: i conti da pagare, la necessità fisiologica di affermarsi, la fame di riconoscimento e di approvazione. La tela di un ragno che non lascia alternative; se non quello di prestare il proprio corpo e la propria mente al lavoro, allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Le braccia, la schiena, la mente, che differenza fa quale parte del corpo si sceglie di sacrificare per denaro? Un occhio, tutto sommato, è un sacrificio sostenibile per il boom!

Leggi anche: I mostri di ieri per capire l’Italia di oggi

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