Le vele scarlatte – Pietro Marcello e il realismo magico

Lorenzo Sascor

Febbraio 13, 2023

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Con realismo magico si intende quella forma estetica e narrativa che inserisce elementi di derivazione fantastica all’interno di un contesto e di una messa in scena improntati al realismo. Nonostante sia una tipologia che ha una lunga tradizione nel cinema italiano, negli ultimi anni una manciata di autori di successo si sono imposti proprio grazie al ricorso a questo principio stilistico (noi di ArteSettima abbiamo parlato di realismo allegorico).

Lo studio sull’immagine e sul montaggio

Matteo Garrone, merito anche del suo passato da pittore, ha proposto già dai suoi esordi pellicole in cui la suggestione fantastica si inseriva in contesti realistici di stampo documentaristico; dopo di lui altri autori e autrici hanno seguito una strada simile, tra questi ne citiamo solo alcuni: Alice Rohrwacher, Alessio Rigo De Righi e Matteo Zoppis, Pietro Marcello.

Le vele scarlatte, nuovo film di Pietro Marcello, è il nuovo tassello del realismo magico italiano. Ma cosa si può dire di questo film?
Lazzaro felice (Alice Rohrwacher, 2018)

Quest’ultimo, in particolare, si è servito innanzitutto del montaggio per dare vita a questo binomio tra realismo e fantastico. L’utilizzo di immagini d’archivio operato da Marcello nei suoi film, rievoca una realtà – quella di filmati precedentemente girati da qualcun altro – che si inserisce in un contesto narrativo denso di suggestioni immaginifiche. Questa prassi raggiunge un’espressione ulteriore nell’ultimo film di Marcello, Le vele scarlatte (L’Envol in originale), tratto da un romanzo dello scrittore russo Aleksandr Grin.

In questo film non solo Marcello inserisce filmati d’archivio all’interno di un flusso d’immagini originali, ma fa sì che quelle immagini altrui si uniformino stilisticamente a quelle da lui stesso girate. Filtri color seppia danno così l’impressione che tutto ciò che vediamo sullo schermo sia frutto della medesima macchina da presa e non è un caso che questa scelta stilistica si dia proprio nel momento in cui nella filmografia di Marcello l’elemento realistico e quello fantastico finiscono per sovrapporsi definitivamente.

L’attenzione ai volti dei personaggi accompagna questo processo. Marcello non solo sceglie dei volti caratteristici e fortemente cinematografici, ma volti capaci di contribuire a dare forma alla dimensione fiabesca del racconto.

Le vele scarlatte, nuovo film di Pietro Marcello, è il nuovo tassello del realismo magico italiano. Ma cosa si può dire di questo film?
Le vele scarlatte (Pietro Marcello, 2023)

Con Martin Eden (2018) Pietro Marcello comunicava con lo spettatore tramite l’anacronismo della messa in scena. Con Le vele scarlatte invece lavora sulla composizione delle inquadrature al fine di richiamare un immaginario popolare legato alla fiaba.

Una natura toccata dall’elemento magico, evocato dalla fotografia e da scelte di angolazione e profondità di campo, è uno degli elementi che fanno di questo film una messa in scena ricca di suggestioni pittoriche legate al fiabesco. Questo stile si scontra virtuosamente con quello più documentaristico di Marcello, fatto di macchina a mano, inquadrature mosse, frammenti di vita quotidiana che a loro volte sembrano avere una matrice pittorica molto forte.

Le vele scarlatte, nuovo film di Pietro Marcello, è il nuovo tassello del realismo magico italiano. Ma cosa si può dire di questo film?
I mangiatori di patate di Vincent Van Gogh (1885)

È proprio questo stile ibrido che crea alcune delle sequenze migliori del film, come il primo incontro tra Juliette (Juliette Jouan) e Jean (Louis Garrel), fortemente evocativo grazie alla sinergia tra immagine, sonoro e rievocazioni di stampo fiabesco.

Su questa base stilistica Pietro Marcello mette in scena la storia di Raphael (Raphaël Thiéry) e sua figlia Juliette, il cui rapporto viene fotografato in maniera diacronica lungo l’infanzia e l’adolescenza della ragazza.

Attraverso questi due personaggi si racconta innanzitutto l’amore profondo di un padre per la propria figlia e in secondo luogo il calore di una piccola comunità che crede nella magia. I membri di questa comunità si sostengono l’un l’altro, protetti dalla foresta che separa il loro nido dal resto del mondo; su questo equilibrio si istituisce uno schema basato su una divisione binaria tra chi crede nella magia – che in questo film è intesa come una connessione profonda con la natura – e chi invece non ci crede e frequentemente esercita violenza sul prossimo. Le incursioni violente, che si susseguono fino all’aggressione finale a Juliette, possono forse anticipare la tensione e la brutalità che pochi anni dopo sarebbero sfociate nel secondo conflitto mondiale e in questo senso Juliette, suo padre e le persone intorno a loro rappresentano quindi gli ultimi residui di un’umanità ormai al tramonto.

In realtà Le vele scarlatte, a dispetto dell’ambientazione storica, non si interroga mai davvero sul contesto socioculturale in cui si svolge la vicenda, salvo raramente porre l’accento sui cambiamenti tecnologici dell’epoca e il disorientamento che essi comportano nelle popolazioni rurali.

Le vele scarlatte, nuovo film di Pietro Marcello, è il nuovo tassello del realismo magico italiano. Ma cosa si può dire di questo film?
Le vele scarlatte

Come affermato da Marcello, Le vele scarlatte è anche una storia di emancipazione, quella di una ragazza che aspira ad andare lontano, ma che è frenata dall’amore che prova verso suo padre.

Juliette, che il film ci tiene a rappresentare intraprendente e curiosa, in un contesto storico senza dubbio non abituato all’intraprendenza della donna, ottiene la propria desiderata emancipazione grazie alle vele scarlatte del titolo, che giungono dal cielo insieme al personaggio interpretato da Louis Garrel.

Quella che Marcello porta sullo schermo è quindi una storia semplice, dalla struttura essenziale, in linea con il tono fiabesco al centro del film, che si apre a varie letture e che rende evidente la volontà del suo autore di affrontare argomenti attuali tramite una storia di matrice ben più antica.

Tuttavia la ricercatezza di una dimensione fantastica finisce talvolta per annacquare i concetti che Marcello mette sul tavolo, ovattati da una messinscena che spesso e volentieri suggerisce e allude troppo. La ricerca visiva e tecnica è l’elemento più importante di un film che colleziona sia momenti molto alti sia sequenze meno fluide, forse meno ragionate, che fanno rimpiangere una maggiore cura nel dettaglio.

Le vele scarlatte

Le vele scarlatte, forse, va letto come un film di ricerca cinematografica nel suo significato più assoluto, ovvero di riflessione sulle immagini e sulla loro funzione. Il mescolamento tra found footage e immagini originali, che idealmente richiama le sperimentazioni delle avanguardie novecentesche, è il vero obbiettivo di Marcello e la lente sotto cui leggere questo nuovo tassello del realismo magico.

Leggi anche: Laura Samani – Piccolo Corpo tra comunità, magia e politica

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