Oppenheimer e Arendt – Il reincanto del mondo

Gianluca Colella

Dicembre 4, 2023

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Oppenheimer è il film più recente di Christopher Nolan. Atteso, desiderato e analizzato in tutti i suoi aspetti, il film che vede protagonista Cillian Murphy ha obbligato l’umanità a riflettere su cosa significhi esseri umani, su cosa significhi essere morali. Al tempo stesso e paradossalmente – per quanto nella fisica quantistica i paradossi del nostro mondo smarriscono di significato -, è contemporaneo e classico.

Oggi, interrogativi pesanti accompagnano la nostra quotidianità come individui e comunità, interrogativi che sollevano riflessioni amare. In che tipo di mondo viviamo? Dove stiamo andando? Cosa desideriamo per il nostro futuro? Sembriamo tante componenti del Guernica di Picasso.

Sulla Violenza, fu Hannah Arendt a scrivere un saggio nel 1971, quando il Mondo stava ancora smaltendo le scorie del Male che lo aveva catastroficamente travolto, ritrovando nuove possibili scorie di matrice nucleare. In questo saggio, la filosofa prova a sottolineare perché nel concetto di violenza esistano tante contraddizioni, la sua continuità con la politica ed economia.

Contraddizioni che sembrano esistere soprattutto a Los Alamos, la mitica città nel deserto dove i fisici guidati da Oppenheimer costruirono l’atomica. Nei successivi paragrafi, il capolavoro di Nolan sarà ripercorso attraverso un parallelismo con la società attuale, analizzata attraverso le lenti del saggio della filosofa tedesca. L’obiettivo è favorire un’operazione di reincanto del mondo in una società drasticamente disincantata.

Los Alamos – Campo base del Trinity Test

Il 2023 è un anno particolare, che viene dopo un anno particolare, che viene dopo altri due anni particolari. Come sottolinea Mattia Salvia, l’Interregno nel quale viviamo dal 2016 è una realtà così tanto distopica che potrebbe benissimo essere considerata una timeline sbagliata e sgradita.

Lo stesso si può dire della prima metà del Novecento, quando ogni decennio rappresentava l’antefatto o la conseguenza di un conflitto di portata mondiale o di inaudite violenze e discriminazioni più o meno diffuse.

Sgradito, quasi, appare anche Oppenheimer. Insieme all’altro, a quel Barbie insieme al quale ha costituito la parola macedonia e il fenomeno culturale, sociale ed ermeneutico dell’estate 2023, Oppenheimer costringe il pensiero a rivolgersi verso l’interno: ognuna, ognuno e ognun* guarda i due film e in una certa misura si confronta con se stessa, stesso e stess*.

Chi è quel protagonista, così brillantemente interpretato da Murphy?

Parla di me? Sono io a vivere quella crisi esistenziale? Sono io, in potenza, il distruttore di mondi? Cosa farei io, se fossi al suo posto?
Tutti, forse, siamo Distruttori di Mondi. In potenza, almeno, tutti siamo R. J. Oppenheimer.

Un tempo, Max Weber e Marcel Gauchet provarono a definire il concetto di “disincanto del mondo“; in seguito, Pascal Bruckner e Edgar Morin hanno provato a convertirlo in “reincanto del mondo“. Verso quale orizzonte ci permette maggiormente di rivolgere lo sguardo Oppenheimer?

Un fisico che scopre quanto le sue conoscenze teoriche e applicative della materia che ama e rappresenta la sua passione, può salvare (o distruggere il mondo).

Che farne, allora, di questo potere?

Il racconto sulla scoperta della fissione nucleare e sulla formazione del progetto Los Alamos racconta una realtà quasi fantastica, edulcorata, eppure viva, vera, significativa ancora oggi, soprattutto oggi.

Oppenheimer – Storia di un disincanto americano

«La ragione principale per cui la guerra c’è ancora non sta né in un segreto desiderio di morte della specie umana, né in un insopprimibile istinto di aggressione, né, infine e più plausibilmente, nei seri pericoli economici e sociali che il disarmo comporta, ma nel semplice fatto che sulla scena politica non è ancora comparso nessun mezzo in grado di sostituire questo arbitro definitivo degli affari internazionali. Non aveva, forse, ragione Hobbes quando diceva: “I patti, senza la spada, non sono che parole?”»


(Hannah Arendt, Sulla Violenza, 1971, p. 5)

Questo paragrafo è un’introduzione alla recensione del film di Nolan, famoso per gli approfondimenti sulla fisica e la politica del Novecento. Due materie affascinanti, che in modo inevitabile hanno forgiato quel presente e il nostro presente, altrettanto complesso e violento.

La storia di Oppenheimer è la storia delle origini del progetto Manhattan: la prima parte del film sono dedicate al protagonista ai tempi del Dottorato a Cambridge, durante gli incontri con Bohr e Heisenberg in Germania e tutti i passi che l’hanno condotto al California Institute of Technology.

La sua sembra essere una storia di passione, per la fisica e la meccanica quantistica, che ha il sapore di un magico incanto nei confronti della scienza, della conoscenza e di tutto ciò che sono in grado di produrre.

Cillian Murphy è R. J. Oppenheimer

Questo incanto precede un’operazione tragica, una trasformazione della vita stessa del protagonista, il suo disincanto culminato nell’audizione di sicurezza del 1954, fulcro drammatico dell’opera di Nolan.

Il concetto di “disincanto del mondo” è stato coniato dal sociologo tedesco Max Weber. Weber, nel suo saggio La scienza come vocazione (1919), ha introdotto il concetto di “Entzauberung” in tedesco, che può essere tradotto approssimativamente come “disincanto” o “disincantamento”.

Weber descrive il disincanto come un processo in cui il mondo perde il suo carattere mistico, magico o religioso, e viene gradualmente spiegato e compreso attraverso la razionalità scientifica e l’analisi logica. Questo concetto sottolinea il declino del significato sacro e del mistero nel mondo moderno a causa del progresso scientifico e dell’illuminazione razionale.

Questo concetto si intreccia con il dilemma morale affrontato dal protagonista interpretato da Cillian Murphy. Oppenheimer si scontrò con le implicazioni etiche e morali delle sue scoperte e delle collaborazioni con gli altri illustri fisici.

Il suo ruolo nel progetto Manhattan lo portò a sperimentare un drammatico disincanto, poiché la sua creatività scientifica si scontrò con le conseguenze devastanti e immorali della bomba atomica. Questo dilemma etico si collega alle riflessioni di Hannah Arendt sulla violenza e sulla responsabilità individuale.

Nel saggio del 1971, Arendt sottolinea che l’uso indiscriminato della violenza, come nell’uso di armi atomiche, porta a un disfacimento della moralità e alla negazione della dignità umana. Il dilemma di Oppenheimer riflette la tensione tra scienza, responsabilità etica e conseguenze catastrofiche dell’uso della tecnologia per scopi distruttivi, portando a un profondo disincanto nei confronti delle conseguenze disumane della conoscenza scientifica non guidata da principi morali e etici.

Equilibri e squilibri umani e anti-umani danzano non solo durante la pellicola di Nolan, nel costante dis-incanto militare e il successivo re-incanto scientifico nei confronti nel mondo, ma anche all’interno stesso della psiche di Oppenheimer, spirito lacerato dal dilemma morale per eccellenza, quel dilemma tanto americano quanto umano: cosa è giusto fare quando scoprire può potenzialmente significare uccidere?

Riflessione filosofica, scientifica, etica ed estetica non sono mai state così ricche, letali e poetiche.

Nel cinema di Nolan, l’apice viene raggiunto attraverso la loro celebrazione.

Oppenheimer – Proposta di un reincanto europeo

Una delle scene più celebri del film

Marcel Gauchet, nel suo concetto di “reincanto del mondo“, esplora il fenomeno della ricerca di nuovi significati e miti collettivi dopo il disincanto del mondo moderno, nel tentativo di riconciliare il quantificabile con il meraviglioso nel contesto delle riflessioni sociologiche sulle scoperte scientifiche.

La storia di Oppenheimer offre spunti significativi. Dopo la sua esperienza nella audizione protetta del 1954 e il suo coinvolgimento nel progetto della bomba atomica, Oppenheimer si trovò a riflettere sulla responsabilità umana e sulla direzione morale della scienza.

La sua esperienza può servire come insegnamento di civiltà per il futuro, portando alla luce le implicazioni morali e le conseguenze disumane della tecnologia senza limiti etici. Gauchet sottolinea la necessità di un “reincanto del mondo”, non inteso come ritorno a credenze arcaiche, ma come una ricerca di nuove forme di significato e finalità collettive che integrino la razionalità scientifica con un’etica umanistica.

Questo concetto richiama anche il concetto freudiano di Kulturarbeit, il lavoro culturale che coinvolge la società nella costruzione di significati collettivi e nell’affrontare le sfide morali e sociali del suo tempo, ponendo l’accento sull’importanza di un’interazione riflessiva e costruttiva tra scienza, morale e sviluppo umano (Freud, 1932).

Quello che colpisce di più del film di Nolan è il fatto che non si tratti tanto di fisica, quanto di politica. Oppenheimer è un comunista prima di essere un brillante fisico, e di conseguenza è un uomo cattivo prima di essere un equilibrato scienziato.

Distruzione, Creazione e Preservazione – La fisica (e la metafisica) dopo Oppenheimer

Oppenheimer

«Abbiamo fatto una cosa, l’arma più terribile, che ha alterato bruscamente e profondamente la natura del mondo. E nel farlo abbiamo sollevato ancora una volta la questione se la scienza sia un bene per l’uomo.»

(R. J. Oppenheimer)

Oppenheimer, come Apocalypse Now, 1917 e altri capolavori del cinema, ci dimostra come sia fallimentare la rappresentazione che l’uomo ha del concetto di progresso, come sia fallimentare l’aprioristica scissione tra umano e disumano.

Citando sempre Arendt, l’idea dell’esistenza del progresso dell’umanità nel suo insieme era sconosciuta prima del diciassettesimo secolo, si è sviluppata in seguito, ed è diventata un dogma accettato universalmente nel diciannovesimo secolo. Ma la differenza fra le concezioni iniziali e il loro stadio finale è decisiva. Il diciassettesimo secolo, sotto questo aspetto rappresentato al meglio da Pascal, concepiva il progresso in termini di accumulazione di conoscenza nel corso dei secoli, laddove per il diciottesimo la parola implicava una «educazione dell’umanità» (Erziehung des Menschengeschlechts, Lessing) la cui fine avrebbe coinciso con il raggiungimento dell’età adulta da parte dell’uomo.

Tuttavia questi svantaggi, avvertiti soltanto di rado, sono più che compensati da un enorme vantaggio: il progresso non solo spiega il passato senza soluzioni di continuità nel tempo, ma può anche servire da guida per agire nel futuro.

In questo paragrafo conclusivo, obiettivo dell’analisi è quello di offrire un tentativo di ri-costruire la fisica e la metafisica, dopo che Oppenheimer (inteso come film, archetipo, antieroe e personaggio storico) le ha polverizzate.

Aristotele e Platone sembrano essere morti, la filosofia tedesca ha contribuito alla decostruzione del concetto stesso di metafisica, e a furia di martellate, guerre e produzioni cinematografiche auliche, il XX secolo ha contribuito definitivamente a questo massacro.

Cosa resta del significato della vita, dopo un film come questo?

Come ritrovare la traiettoria della morale personale e collettiva, dopo aver visto il mondo bruciare attraverso gli occhi di Oppenheimer?

Che sia forse attraverso il riconoscimento del valore trascendentale dei rapporti interpersonali, che riusciamo a ri-significarci come esseri umani?

Altri approfondimenti saranno probabilmente necessari. Nel frattempo, il conto alla rovescia verso le nuove esplosioni del mondo prosegue inesorabile.

«We knew the world would not be the same. A few people laughed, a few people cried. Most people were silent. I remembered the line from the Hindu scripture, the Bhagavad-Gita. Vishnu is trying to persuade the Prince that he should do his duty, and, to impress him, takes on his multi-armed form and says, ‘Now I am become Death, the destroyer of worlds.’ I suppose we all thought that, one way or another.»

(R. J. Oppenheimer)

Leggi anche: Tenet e la fisica – Le basi scientifiche del film di Nolan

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