Scene da Oscar – The Holdovers: lo scontro generazionale in quella lezione di vita al museo di storia

Marco Nassisi

Febbraio 14, 2024

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The Holdovers – Lo scontro generazionale in quella lezione di vita al museo di storia

Quest’anno, per la categoria Miglior film, tra colossal dai budget stellari (Oppenheimer, Barbie), film dalle memorabili interpretazioni (Maestro, Poor Things), film dalla sceneggiatura di ferro (Anatomie d’une chute), testamenti di maestri (Killers of the Flower Moon) e film dalle tematiche forti e care, per fortuna, alla maggior parte (The zone of interest), c’è un film che spicca per la sua semplicità registica, onestà e compattezza narrativa.

Parliamo di The Holdovers, diretto da Alexander Payne (un nome certamente non nuovo all’Academy), la cui sceneggiatura lineare e intelligente di David Hamingson scorre liscia nelle sue due ore, anche e soprattutto grazie alla magistrale interpretazione di Paul Giamatti, affiancato dall’esordiente Dominic Sessa e da Da’Vine Joy Randolph, anche lei candidata (miglior attrice non protagonista).

The Holdovers
Lo strepitoso cast di The Holdovers: (da sinistra a destra) Dominic Sessa, Da’Vine Joy Randalph, Paul Giamatti.

1970. Stati Uniti. Migliaia di ragazzi strappati alla loro gioventù per imbracciare il fucile e rischiare la vita in Vietnam. Ma alla Barton Academy, piena di bambocci ricchi e sciocchi, le cose vanno diversamente. A Paul Hunham (Paul Giamatti), professore di lettere classiche, viene incaricato di sorvegliare cinque studenti costretti a rimanere in collegio durante le vacanze di Natale. Tra questi c’è l’intelligente ma ribelle Angus Tully (Dominic Sessa), che ben presto resterà l’unico ragazzo all’interno della struttura scolastica. La trama di The Holdovers è un pretesto per raccontare lo scontro generazionale, in quegli anni all’apice della sua iconicità all’interno della cultura pop.

A rendere speciale The Holdovers è la sua capacità di intrattenere, divertire e lasciare qualcosa dentro lo spettatore con una semplicità oggi estranea a buona parte del cinema contemporaneo. Parliamo di un film di formazione, che per questo deve essere chiaro nell’esprimere il suo messaggio pedagogico (e politico, inevitabilmente). A colpire è l’onestà con cui si descrivono, senza filtri, i pregi e i difetti di due generazioni: quella di Paul, severa e tradizionalista, ma fortemente ancorata a saldi principi salvifici per la maturità di un individuo, e quella di Angus, fuori dagli schemi, ma non per questo libera e felice, anzi, profondamente turbata.

The Holdovers
Lo scontro generazionale negli sguardi dell’allievo Angus Tully e del maestro Paul Hunham.

The Holdovers non è un film perfetto, come non è perfetta la vita – nostra e dei personaggi. È un film prevedibile, ma non per questo banale. Semplice, ma non semplicista. A far breccia nello spettatore (e nell’Academy) sono una serie di dialoghi pronunciati da Paul e Angus, che si punzecchiano in continuazione, ripetendosi l’uno le battute dell’altro con fare provocatorio; costretti a vivere nella stessa struttura nelle due settimane (di vacanza), si guardano e si studiano. Lo fa Angus, che forse non ha mai avuto realmente a che fare con un adulto. Lo fa Paul, che nonostante sia un insegnante, a differenza del suo collega cinematografico John Keating (Robin Williams ne L’attimo fuggente, film a cui The Holdovers è debitore), sembra non aver realmente compreso a fondo i drammi della generazione che è suo compito istruire, ma soprattutto educare.

Sono i dettagli a rendere speciale questo film.

Emblematica la scena in cui Paul trova nello zaino di Angus una boccetta di Librium e, dopo aver compreso che il ragazzo ne fa uso per affrontare l’ansia, di nascosto tira fuori dalla sua valigia la sua personale boccetta del medesimo ansiolitico. E lo spettatore reagisce con un sorrisetto. Quel sorrisetto amaro di fronte a una scena che dimostra (o meglio, ricorda) che non c’è età per determinate condizioni dell’animo umano.

Considerando i due principali punti forti di The Holdovers, ovvero la sceneggiatura brillante e le interpretazioni coinvolgenti, c’è una scena che è il momento della svolta all’interno del rapporto che si sta creando tra l’allievo e il maestro.

Angus, arrogante come un giovane è normale – e giusto – che sia, sospetta che Paul non sia un granché in materia sessuale. Il professore decide di portare il ragazzo al museo di storia, nella stanza delle ceramiche dell’Antica Grecia. Notandolo annoiato dalla “gita”, Paul pone Angus di fronte a una ceramica in particolare. Essa rappresenta un esplicito rapporto sessuale. Lo stupore negli occhi di Angus è evidente: due persone nude che fanno sesso, e non siamo su una rivista pornografica (che il giovane nel corso del film nasconde e consulta godendo del fascino del proibito) ma su un vaso del V secolo a.C.

La lezione di vita di Paul al museo di storia.

Paul Hunham: «Non c’è niente di nuovo nell’esperienza umana. Ogni generazione crede di inventare la dissolutezza, la sofferenza, la ribellione… ma qualsiasi impulso o appetito dell’essere umano, dal più disgustoso fino al sublime, è in bella mostra in queste sale. Quindi prima di rigettare qualcosa come noioso e irrilevante, se desidera davvero comprendere il presente, o sé stesso, è sempre dal passato che deve partire. La storia non è un semplice studio del passato, è una spiegazione del tempo presente».

Tale “lezione di vita”, su un tema di certo non nuovo, ma affrontato con grande brillantezza, fa scoccare qualcosa in Angus. Si avverte un cambiamento.

Angus Tully: «Quando espone le cose in questa maniera, e ci aggiunge un po’ di pornografia, capire diventa facile. Ci provi anche in classe. E strilli un po’ meno. Lei a molti di noi non va a genio, per lo più la odiano. Ma questo lo sa già».

L’ironica considerazione del ragazzo è anch’essa una lezione al professore. Ed è da questo momento che, nel rapporto tra i due, qualcosa cambia, per sempre. Un dialogo semplice per una scena iconica, senza la quale non avremmo un finale commovente, sicuramente più accattivante, ma solo perché l’apice di un processo emozionale ed empatico partito da questa scena.

The Holdovers è un film che gioca sulle piccole sfumature all’interno dei rapporti tra esseri umani e resta nel cuore dello spettatore per la sua onestà. Questa scena – con questo dialogo e questi sguardi che si scambiano Paul e Angus – è una lezione di vita che dovrebbe circolare nell’immaginario collettivo tutte quelle volte in cui due generazioni, di vedute diverse, non trovano le parole giuste per comunicare e gli occhi giusti per guardarsi.

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