Dead Man’s Wire – Il filo del ricatto: La violenza come linguaggio dell’alienazione

Alessandro Truccolo

17.03.2026

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«Reason has always existed, but not always in a reasonable form.»

(Karl Marx, Letters from the Deutsch-Französische Jahrbücher)

Indianapolis, Indiana, mattina dell’8 febbraio 1977.

Un uomo armato di un Winchester a canne mozze calibro 12, che poco dopo dirà di chiamarsi Anthony G. Kiritsis, fa irruzione nell’ufficio di Richard O. Hall, broker di una società di mutui, e gli lega il fucile alla testa con un filo di ferro.
Il meccanismo è ingegnoso: se Hall (Dacre Monrgomery) prova a scappare, il filo di ferro aziona il grilletto. Se qualcuno spara a Kiritsis (Bill Skarsgård), legato all’altro capo del filo, succede la stessa cosa.
In men che non si dica arrivano le forze dell’ordine, ma Kiritsis esce dall’edifcio indisturbato, poiché nessuno vuole vedere il cranio del rispettabilissimo Hall esplodere.
Kiritsis “prende in prestito” un auto della polizia e costringe Hall a guidare fino a casa sua, dove i due si chiudono dentro.

E ora si può trattare.

Non è una parabola. Non è un’iperbole cinematografica.
È successo davvero.
Dead Man’s Wire, ultima opera di Gus Van Sant, non aggiunge mostri dove non ce ne sono: si limita a mostrare ciò che è stato.
E allora la domanda non è più teorica. È concreta. Brutale.
Cosa porta Anthony Kiritsis a trasformarsi in ciò che vediamo?

Dead Man's wire - il filo del ricatto, significato
Tony e Richard nell’ufficio del notaio

Dead Man’s Wire – Pulling the trigger

Dead Man’s Wire racconta di un onesto cittadino, sempre pronto ad aiutare, gran lavoratore, il classico che saluta sempre.
Ebbene, questo onesto cittadino, da qualche tempo, ha messo gli occhi su un grosso appezzamento di terreno. Vorrebbe proprio comprarlo, per costruirci sopra un supermercato. Ha occhio per queste cose.
Ci sono gli acquirenti, c’è l’interesse, c’è tutto. Un ottimo affare.
Allora, naturalmente, si chiede un mutuo alla società di mutui gestita dalla famiglia Hall, padre e figlio.

Come? Vuole un mutuo di centotrentamila dollari per acquistare quel terreno? Ma certamente.
Se poi è sicuro di ricavarci cinque milioni di dollari, che problema c’è? Ecco a lei.


E il terreno viene acquistato. E il mutuo va pagato. E gli acquirenti, interessati fino ad un attimo fa, ecco che svaniscono. E il mutuo va pagato. Come è possibile? Qualcuno deve aver detto loro di ritirarsi, strano. E il mutuo va pagato. E le rate di pagamento si accumulano, perché chi ce li ha quei soldi? E il mutuo va pagato. Ma non è che è stato il signor Hall a dissuadere gli acquirenti? E il mutuo va pagato. Ma come! Il signor Hall mi pignora il terreno!? E il mutuo va pagato. Forse lo vuole lui quel terreno… forse mi vuole fregare…
E il mutuo va pagato.

Ed eccoci qua. Con un fucile tra due uomini. Uno che accusa l’altro. Un ricattatore ed un ostaggio. Non si sa bene chi sia chi.

Dead Man’s Wire – Il figlio sano del…

Fino a che punto un’ingiustizia sistemica può giustificare un atto individuale violento?

Forse la domanda, così formulata, è già viziata. Perché presuppone una successione lineare: prima l’ingiustizia, poi la risposta.
Prima il sistema, poi il fucile.
Ma ciò che Van Sant in Dead Man’s Wire lascia intravedere è più disturbante: la violenza non arriva dopo, come reazione, bensì si accumula prima, in forme perfettamente legittime, legali, riconosciute, fino a quando qualcuno decide di tradurla in un gesto che non può più essere ignorato. Quella violenza sottesa, intrinseca, che non versa mai sangue, pur essendo la più letale, ha un nome ben preciso: violenza simbolica.

E’ un virus che dilaga attraverso il linguaggio, attraverso le categorie con cui una società definisce il successo e il fallimento, il merito e l’incapacità.
Il credito, dunque, non è soltanto uno strumento economico, ma un dispositivo che produce soggetti: chi paga è affidabile, chi non paga è colpevole.

E quando il progetto di Kiritsis crolla, la sua identità si incrina.
Non è più un imprenditore.
Non è più un uomo capace.
E’ un debitore.

Quando un sistema, violento di natura, ti convince che il tuo fallimento è soltanto tuo, che la responsabilità è interamente individuale, la rabbia non trova più un indirizzo strutturale: cerca un volto.

E i volti di solito hanno anche nome e cognome: Richard Hall.

Dead Man's wire - il filo del ricatto, significato
Tony in diretta nazionale

Il grande capo

Dead Man’s Wire è chiarissimo: la famiglia Hall non punta mai alcun fucile. Non ne ha bisogno. Il loro potere si esercita nella forma più accettabile possibile: quella del contratto, della clausola, della procedura. Nessuna minaccia esplicita, nessun’intimidazione pronunciata a voce alta.
È una violenza che non si percepisce come tale, perché coincide con l’ordine delle cose.

Si sa, il potere non ha volto. Però ha tante incarnazioni.
Ce n’è una, in particolare, che fissa l’appartamento di Kirtsis dall’alto. Un occhio lontano, invisibile, ma sempre percettibile. Una presenza maligna e onnipresente, impossibile da levarsi di dosso: M. L. Hall.

Hall senior, proprietario della società, interpretato da Al Pacino, è uno di quegli imprenditori vecchio stampo. Non alza mai la voce. Non minaccia. Non si espone. È composto. Razionale. Educato. Parla di procedure. Di tempi. Di condizioni.
Non è cattivo. È coerente.
E la coerenza, quando coincide con il profitto, non ha bisogno di odiare nessuno.

Soprattuto, non si sporca mai le mani. Nemmeno quando suo figlio potrebbe perdere la vita.
Non gli interessa. Non è affar suo.
Morirà? Pazienza, un incidente di percorso.
La macchina non può essere arrestata.
Gli ingranaggi possono rompersi, non importa. Saranno sostituiti.

Ma ammettere di avere torto, riconoscere di aver truffato “legalmente” Kiritsis, uscire allo scoperto, vorrebbe dire smascherare la violenza intrinseca che regola il nostro mondo
Inammissibile.

Però, che sia chiaro, non c’è nulla di personale.
Proprio questo è il problema.

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Al Pacino nei panni di M. L. Hall

One on one

E Richard lo sa. Kiritsis no, ci spera, ingenuamente. Ma Richard sa.
Sa che suo padre non pagherà mai. Sa che non si scuserà. Sa che non arretrerà di un centimetro.
Col diavolo non si tratta. Al massimo ci si mette d’accordo per ritardare il più possibile l’inesorabile momento in cui si riprenderà tutto quello che gli è stato sottratto, con gli interessi. Altissimi interessi.

Ma Kiritsis ci spera, povero ingenuo.
E aspetta. E chiama. E risponde. E va su e giù, agitato. E non dorme. E poi chiama ancora. E poi risponde ancora. E poi sì, mangia qualcosa, ma poco. E guarda la TV. E alla radio parlano di lui. E il telegiornale pure. E chiama. E risponde.

Intanto il diavolo li fissa, da fuori, dall’alto.
Chi è più in trappola? L’uomo col fucile puntato alla testa, o quello che, per una volta, ha costretto il mondo ad ascoltarlo?

E Kirtisis continua, imperterrito a camminare, su e giù, su e giù, su e giù su e giù. E’ gentile, però. Offre da mangiare, da bere. Chiacchiera, scherza pure. Gli dispiace, poverino, gli dispiace davvero.
Lui è un onesto lavoratore. Non l’avrebbe mai fatto, se non lo avessimo fregato…

Su e giù. Su e giù. Su e giù.
Imperterrito, continua.
Su e giù. Su e giù. Su e giù.
Ma col diavolo non si tratta.

Richard: «E’ finita? Tony, è finita?»

Anche se dovessimo uscire vivi da qui, finirà? Quando finirà veramente? Finirà mai?
Il filo che ci tiene legati è indissolubile.
Lo sai tu. Lo so io. Lo sappiamo tutti.
Non finirà mai.

Ci sono fili che non si possono spezzare.
Soprattutto quelli forniti dal diavolo.
Non finirà mai.

Dead Man's wire - il filo del ricatto, significato
In casa Kiritsis

Dead Man’s Wire – A me il latte piace col ghiaccio

«If money is the bond binding me to human life, binding society to me, connecting me with nature and man, is not money the bond of all bonds? Can it not dissolve and bind all ties? Is it not, therefore, also the universal agent of separation?»

(Karl Marx, Economic and Philosophic Manuscripts of 1844)

Fil di ferro, sottile, robusto, freddo. 
Legami, legami, legami. 

Legami di ferro, legami solidi, legami glaciali.
Legami, legami, legami. 

Lègami.
Per spezzare i legami. 
Del soldo, unica fede del mondo, unico filo conduttore del capitale.

Lègami.
Al tuo fucile freddo, alla tua arma prodotta coi miei soldi.

E trascinami in giro per la città, alla strenua ricerca dell’introvabile, dell’irraggiungibile.
Del nulla e di ogni cosa. Al freddo, sotto gli occhi di tutti.
Fai di me quello deve essere fatto.
Rendimi l’agnello di Dio, che non toglie i peccati dal mondo.
Dei peccati.
Del mondo.

Di quei legami impossibili.
Ode al dio denaro, perché al di fuori di lui non esiste altro dio.

E la rabbia, non giovane, quella no, vorrebbe, fino all’ultimo, esplodere in quel proiettile così giusto, così necessario.

E poi il sangue, i brandelli di materia grigia, le schegge di cranio. La violenza, unico rigurgito sano e possibile di libertà in un mondo fatto di legami freddi. Di separazione. Di denaro che crea odio, e l’amore se ne è andato.

Lègami.
E guarda il mondo che si ferma in nome di una causa forse giusta, forse bagliata, forse è questo e forse è quello.
Poco importa. Basta che sia.

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I veri Hall e Kiritsis

L’atto in sé, l’azione.
Io agisco. Io soffro e quindi impazzisco e quindi agisco. E che nessuno si metta sulla mia strada, nessuno si intrometta tra me e la mia follia perché sennò, lo giuro, faccio un casino, uccido quest’uomo e nessuno ne uscirà vivo di qui, lo giuro, lo giuro, cazzo, faccio un casino, lo ammazzo, gli faccio saltare la testa, cazzo, e poi mi ammazzo anche io, tenente giù quelle pistole o lo ammazzo, giuro che sparo. E lasciatemi in pace, a me e alla mia psicosi, perché voi mi ci avete messo qui, e ora voi vi occupate di me, anche perché io non so più dove andare.

Ed ecco la violenza, unica igiene del mondo, che non sa come esplodere se non esplodendo davvero. E allora nulla è veramente giusto, e nulla veramente sbagliato. 
O forse no, forse non esiste una zona grigia. Forse sul serio ci sono i buoni e i cattivi, forse c’è chi fa solo il male e chi fa solo il bene.

Ma sono legati da quel fil di ferro, sottile, robusto, freddo.
Premi il grilletto! Lasciati andare, fai esplodere la testa di quel grigio funzionario che è il sistema, e deve fare la fine che dovrebbe fare il sistema ma che non farà mai: morire.
Spara!

La morte è l’unica cosa che di definitiva esista a questo mondo mellifluo ed incerto, e allora premilo, premi il grilletto e fai quello che devi fare.
Spara!

Lègami.
Legami. 

Che disastro, che infinito e sconfinato disastro. 
Siamo tutti divisi, e così soli. Il denaro, denaro che compra, denaro promesso, denaro che sceglie, divide.
Denaro che non fa prigionieri. E non fa nemmeno i buoni.
Solo cattivi, siamo tutti cattivi di fronte a lui. Fa solo cattivi, e se esiste un demone è lui, che fa solo cattivi e cattivi e cattivi.
Premi il grilletto!

Nulla di buono nasce vicino al diavolo.
Sventurato colui che penserà di fare il bene nel nome di una causa giusta, perché ai suoi occhi non esisterà più il male.

Ed è tutto così bipartito, così semplice. Due estremi legati dal fil di ferro sottile, robusto, freddo. Che non si avvicinano mai. Ma rimangono uniti. Non vanno da nessuna parte. Poveracci, poveri estremi.
Dio solo sa quanto dolore nasce in così poco spazio.

Légami.
Legami.

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Autore

  • Alessandro Truccolo

    Scrivo di cinema, preferibilmente quando è cupo, scomodo e inutilmente complesso. Lars von Trier come comfort zone. Il resto si discute.

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