Holy Motors, Birdman e la Dramatis Persona

Matteo Melis

09.03.2021

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Ci fu un tempo in cui l’eterno Ingmar Bergman decise di portare sullo schermo un caso esemplare di ciò di cui dibattiamo quando parliamo di metacinema: un’attrice che interpreta il ruolo di un’attrice. Era il 1966, l’attrice era Liv Ullmann e il film, non a caso, si intitolava Persona, proprio in riferimento alla dramatis persona teatrale, ma anche alla persona intesa come maschera, quella che chiunque, inevitabilmente, indossa per ricoprire un ruolo nella propria sfera sociale.

Il capolavoro bergmaniano raccontava di Elisabet, un’attrice che, in preda a una crisi d’identità, smetteva consapevolmente di parlare, di costruirsi attraverso la parola come persona. Per affrontare questa condizione, si ritirava per qualche settimana in una casa isolata al mare insieme all’infermiera Alma, una ragazza che inizialmente sembra essere altro rispetto a Elisabet, ma che, nell’anima – Alma, non a caso –, finisce per rivelarsi uno specchio della sua stessa identità.

Persona

Persona di Ingmar Bergman (1966)

L’attrice, dunque, come specchio del mondo, è interprete di un copione e, al contempo, controparte inscindibile della persona, nonché personaggio, che vive dietro le quinte. Da quel momento in poi, figure di protagonisti che recitano, interpretano ruoli e si confrontano con la propria identità avrebbero popolato sempre più le pellicole di tutto il mondo.

Due particolari declinazioni di Elisabet hanno segnato la nostra epoca cinematografica: il protagonista senza nome di Holy Motors (2012) di Leos Carax e Riggan Thomson, la star di Birdman (2014) di Alejandro González Iñárritu.

Holy Motors e il protagonista senza nome

Quella di Holy Motors non è una vera e propria trama, né è una vicenda in senso tradizionale: è un particolare esempio di storia che dietro di sé non cela nulla. Il protagonista è un uomo che di mestiere fa l’attore, sempre, senza sosta. Spostandosi da una parte all’altra di Parigi, interpreta una serie di ruoli, incorpora personalità diverse, trasformandosi attraverso il linguaggio del corpo, il trucco e lo sguardo. Ma quell’uomo è un simulacro, nel senso in cui lo intendeva Jean Baudrillard: non una finzione che nasconde la verità, bensì una verità che nasconde il niente.

Holy Motors

Il protagonista di Holy Motors di Leos Cara (2012)

Dietro la vita del protagonista non troviamo altro che la recitazione, non soltanto intesa come finzione e messinscena, ma soprattutto come unica verità possibile. Attraverso il mosaico dei ruoli che compone, l’attore rivela lo sgretolamento dell’identità postmoderna: un insieme di frammenti provenienti da altrove, il susseguirsi di relazioni che ci inducono a cambiare maschera, gli amori brevi e inutilmente melodrammatici, le famiglie composte da estranei, la tecnologia che ci opprime e ci supera, il tempo che sembra sempre, inevitabilmente, troppo poco.

Il protagonista restituisce così una lettura variegata e impietosa del mondo, senza però possedere un mondo tutto suo, che resta sconosciuto tanto a noi quanto a lui.

Se in Holy Motors si vuole vivere pienamente il contesto circostante attraverso la dramatis persona, allora non c’è spazio per la persona intesa come individuo: essa si perde costantemente nel mondo delle maschere.

Holy Motors

Il protagonista di Holy Motors di Leos Cara (2012)

Birdman e Riggan

In Birdman, l’universo dell’attore si ribalta, pur conservando alcune delle sue caratteristiche costitutive. Riggan Thomson è un attore intrappolato da anni nel ruolo di Birdman, il supereroe di un cinecomic ad alto budget che lo ha reso celeberrimo in tutto il mondo. Per riscattarsi e liberarsi da quel personaggio che continua a perseguitarlo, anche attraverso la voce di Birdman che risuona nella sua mente, Riggan mette in scena Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, adattamento teatrale della raccolta di racconti di Raymond Carver.

Riggan, al contrario del protagonista di Holy Motors, ha un’idea ben precisa del proprio mondo, ovvero della sua vita e dell’universo dello spettacolo. Thomson capisce che, se la sua pièce riscuoterà il successo sperato, forse riuscirà a scucirsi di dosso l’immagine del supereroe-uccello e la critica inizierà finalmente a riconoscerlo come un artista completo. Inoltre, nonostante i rapporti tribolati con l’ex moglie, con la figlia e con la nuova compagna, Riggan è consapevole dei legami che sta sacrificando per raggiungere il proprio obiettivo e delle conseguenze che le sue scelte di vita rischiano di produrre.

Ciò che l’attore di Birdman non conosce affatto, al contrario del protagonista di Holy Motors, è il mondo che si trova al di fuori della propria sfera personale.

Birdman

Riggan Thomson in Birdman di Alejandro González Iñárritu (2014)

Sam: «Stai facendo una commedia basata su un libro scritto sessant’anni fa […]. L’unico interessato a questa merda sei tu! E adesso, ammettilo, papà: qui non c’entra assolutamente niente l’arte, tu stai facendo questo perché vuoi sentirti di nuovo importante. Beh, lo sai che c’è? Là fuori c’è un mondo di persone che lottano per sentirsi importanti ogni giorno, ma per te tutto questo non esiste!».

È proprio Sam, la figlia del protagonista, interpretata da una strepitosa Emma Stone, a mettere a nudo il rapporto distorto che il padre intrattiene con la realtà al di fuori del palcoscenico. Semplicemente, Riggan non pensa ad altro che al proprio mondo. Non ha bisogno di cambiare continuamente maschera, perché ne indossa una sola, ottusa e impenetrabile, irrigidita dalle proprie paranoie e martoriata dall’ossessione per il riconoscimento altrui.

Se in Birdman Riggan cerca di vivere pienamente il contesto in cui si muove attraverso la propria dramatis persona, non c’è spazio per il mondo circostante, sacrificato in nome di una sfera personale divenuta impenetrabile.

Riggan Thomson in Birdman di Alejandro González Iñárritu (2014)

Persona e il personaggio di Elisabet

A fare dialetticamente da sintesi tra le due configurazione dell’identità postmoderna che abbiamo descritto c’è proprio colei dalla quale siamo partiti: Elisabet. Nel suo silenzio e nei suoi lunghi confronti con Alma, la protagonista di Persona sembra riascoltare e decifrare il suo mondo, le sue esperienze e il rapporto con chi la circonda. Al contempo, le due protagoniste del film di Bergman mettono in scena la dualità in cui l’essere umano è immerso, sospeso tra il proprio Io più intimo e la maschera che lo riveste, tra ciò che siamo, come ci mostriamo e il modo in cui scegliamo di autorappresentarci.

Persona è, in qualche modo, l’antesignano e la sintesi tra Holy Motors e Birdman: da un lato, l’attore smarrito, privo di un’identità definita, persino della parola; dall’altro, l’artista bloccato e intrappolato nelle proprie vicissitudini, che ha bisogno di un alter ego per provare a interpretare la propria vita.

Persona

Elisabet in Persona di Ingmar Bergman (1966)

Elisabet, Riggan e il protagonista senza nome di Holy Motors mostrano come la maschera sia uno dei dispositivi più potenti, dannosi e tristemente comuni attraverso cui la persona si rapporta alla propria esistenza e al mondo circostante. Una protezione che, nel tentativo di tenere insieme ciò che siamo e ciò che mostriamo agli altri, rischia di trasformarsi in una prigione: il luogo in cui l’identità si smarrisce e la vita finisce per coincidere con il personaggio che abbiamo costruito.

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  • Matteo Melis

    "Il segno è qualcosa che sta per qualcuno al posto di qualcos'altro, sotto certi aspetti o capacità"
    (C. Sanders Peirce)

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