Realizzare un film thriller non è un’impresa facile per un regista contemporaneo. Oggi è infatti particolarmente difficile coinvolgere lo spettatore in storie che riescano a essere abbastanza avvincenti e originali. Negli ultimi anni non si contano i thriller che si sono rivelati deludenti, o semplicemente dimenticabili. Eppure, La donna alla finestra sembrava discostarsi da questa categoria.
L’ultimo film di Joe Wright, non uscito nelle sale lo scorso anno a causa della pandemia, è stato distribuito da Netflix il 14 maggio 2021, raggiungendo così milioni di spettatori.

Anna Fox (Amy Adams), affetta da agorafobia, osserva incuriosita i nuovi vicini
Di primo impatto, c’erano molti elementi che ci facevano sperare in un thriller di qualità. Innanzitutto, La donna alla finestra è la trasposizione cinematografica dell’omonimo bestseller scritto da A.J Finn: un romanzo di enorme successo, bestseller del New York Times. In primis, tuttavia, il nome di Joe Wright è degno di nota e il giusto pretesto per avere alte aspettative.
Regista inglese di fama internazionale, Wright ha più volte conquistato critica e pubblico, con splendide pellicole come Espiazione (2007) e L’ora più buia (2017). Particolarmente abile nel dirigere cast stellari, Wright sembrava aver riunito anche questa volta alcuni tra i più importanti nomi di Hollywood.
Come poteva un film con Amy Adams, Julianne Moore, Gary Oldman e Jennifer Jason Leigh deludere le nostre aspettative? Purtroppo l’ultima fatica di Wright si rivela un prodotto fin troppo convenzionale, se non addirittura deludente.
La donna alla finestra ha come protagonista Anna Fox (Amy Adams), psicologa infantile affetta da agorafobia. La donna vive chiusa in casa da mesi, interagendo solo con il suo psichiatra (Tracy Letts, anche sceneggiatore del film) e telefonicamente con il marito Ed (Anthony Mackle) e sua figlia, soffocando le sue frustrazioni in alcool e psicofarmaci.
Quando la casa di fronte alla sua viene acquistata dalla famiglia Russell, quest’ultima attira subito la curiosità di Anna. In particolare, una sera riceve l’inaspettata visita di Jane Russell (Julianne Moore), che le confida i problemi con il marito Alistair (Gary Oldman) e il figlio adolescente Ethan (Fred Hechinger). Una notte, Anna assiste dalla sua finestra al brutale omicidio della signora Russell. La donna si rivolge subito alla polizia, la quale però non crede alla sua testimonianza. Jane Russell è infatti in realtà viva e vegeta. Anna ha avuto un’allucinazione causata dall’abuso di sostanze oppure è stata l’unica testimone di un machiavellico delitto?

Anna (Amy Adams) è convinta che Jane Russell (Julianne Moore) le abbia fatto visita prima di morire
Basterebbe anche solo leggere la trama per cogliere l’omaggio al capolavoro La finestra sul cortile (1954) di Alfred Hitchcock.
Oltre alla storia in sé, vi sono altri chiari riferimenti allo storico film: uno su tutti, la presenza di una foto d’epoca nella casa di Anna. Joe Wright non nasconde quindi una sentita ammirazione per il regista inglese e per il cinema classico in generale, omaggiandolo esplicitamente in più occasioni. Nonostante diverse somiglianze, La donna alla finestra è però una pellicola molto diversa da quella di Hitchcock. Laddove La finestra sul cortile offriva un’acuta riflessione sul voyeurismo umano, presentando una vasta gamma di personaggi, il film di Wright si concentra quasi completamente sulla figura della protagonista.
Magnificamente interpretata da Amy Adams, Anna Fox è un’eroina fragile e imperfetta. Completamente isolata dal mondo a causa di un disturbo che non è in grado di affrontare, la donna è vittima di un lento processo di autodistruzione. Paradossalmente sarà proprio il mistero dell’omicidio della vicina a risvegliarla dal torpore della sua esistenza; un mistero da cui diverrà sempre più ossessionata, facendola dubitare di sé stessa e della propria sanità mentale.
Anche grazie alla performance della Adams, La donna alla finestra vede nella caratterizzazione della protagonista il suo maggior pregio. Ambientando tutto il film all’interno della vasta casa di Anna, concepita come una vera e propria prigione senza uscita, Joe Wright riesce fin da subito a immergere lo spettatore nelle ossessioni e nelle paure del personaggio. Considerato questo approfondimento psicologico, ci si poteva legittimamente aspettare un coinvolgente thriller introspettivo.
La polizia non crede alla testimonianza di Anna (Amy Adams). La protagonista è vittima di allucinazioni?
Purtroppo La donna alla finestra fallisce proprio laddove dovrebbe maggiormente brillare. La sceneggiatura di Tracy Letts si rivela piatta e poco curata, stimolando poco interesse per la vicenda.
Man mano che la storia prosegue, si ha sempre più l’impressione di assistere a un thriller fin troppo ordinario, che spreca il suo stellare gruppo di interpreti. A parte la già citata Adams, il premio Oscar Gary Oldman, che impersona l’irascibile Alistair Russell, è molto lontano dalla sua abituale intensità, a causa di un ruolo tutt’altro che interessante. Julianne Moore mostra il suo noto talento in pochi minuti di apparizione, mentre la grande Jennifer Jason Leigh (come dimenticare la sua Daisy Domergue?) è poco più di una comparsa.
Se a tutto questo si aggiunge una risoluzione finale affrettata e insoddisfacente, non si può che confermare la nostra delusione per un film che, viste le premesse, aveva molto da offrire al suo pubblico.




