7 momenti indelebili del cinema di Leonardo DiCaprio

Andrea Vailati

Novembre 11, 2016

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Come si può parlare di Leonardo DiCaprio?

Da dove iniziare?

Ho pensato a mille modi per provare a ritrarre l’infinito eclettismo interpretativo del grande attore, già leggenda per l’eternità. Infine ho compreso che proprio sulla potenza attoriale insita in specifici attimi cinematografici, potessi fare leva per raccontare l’acutezza artistica del grande Leo. Focalizzandomi su concetti da lui trasposti nelle sue recite, dettagli emblematici, sottili rifiniture, proverò a raccontarvi il cinema di Leonardo DiCaprio.

1. Lo smarrimento psicologico di Shutter Island

[Leggi anche: Shutter Island – La mente è una caverna oscura]

DiCaprio
Leonardo DiCaprio in “Shutter Island”

Martin Scorsese ci regala uno dei più bei thriller psicologici di sempre. Un detective investiga in un manicomio enigmatico e spaventoso, ma in realtà un uomo inconsapevolmente si addentra nelle inquiete profondità della propria psiche.

Ecco Edward Daniels, colui che non può ammettere di essere il paziente mancante che lui stesso cerca, ecco Andrew Laeddis, colui che non può accettare ciò che gli è accaduto, a tal punto da costruire un mondo parallelo.

Un mondo che risulta sempre mancante e che si costruisce su contraddizioni implicite, finendo per portare DiCaprio a smarrirsi nei meandri di una realtà fittizia verso una storia dimenticata, abbattendo ogni struttura mentale.

Il capolavoro sta nell’inquietudine che l’attore è capace di mostrarci in ogni suo sviluppo e livello, costringendoci al dubbio, lasciandoci vagare in un limbo di incertezza, infine scegliendo la via dell’eroe.

«È meglio vivere da mostro o morire da persona per bene?».

(Shutter Island)

2. Il sorriso de Il Grande Gatsby

DiCaprio

Ecco la quarta trasposizione cinematografica del grande romanzo americano.

L’opera si sviluppa fedelmente al libro, con una scelta estetica alquanto luccicante, detemporalizzata al fine di costruire un mondo dalle scenografie maestose, a tratti di un’imponente sfarzosità. Musica contrastante rispetto all’epoca, scelte molto sui generis, scenografie vittime di dibattiti critici differenti.

Ma indiscutibile è il sorriso di DiCaprio; lì, in quell’istante, Gatsby ci racconta la sua disperata speranza. Sognatore di un’idea impossibile, eppure l’unica per lui accettabile, così comprendiamo Gatsby, un uomo che ci è stato mostrato nel suo eccesso materialista, di colpo si riduce alla più pura e semplice delle emozioni, una gioia esistenziale, estemporanea, inconsapevole di non essere reale.

DiCaprio ci mostra l’ingenuità di un’illusione che è l’amore stesso, implacabile, eppure inesistente. DiCaprio ci mostra la luce verde, l’inganno di un sogno meraviglioso.

«E mentre meditavo sull’antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all’estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia… e una bella mattina… Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato».


(Il Grande Gatsby)

 

3. La rabbia del despota bigotto di Django

DiCaprio
Leonardo DiCaprio nelle vesti di un despota bigotto in “Django”

DiCaprio incontra Tarantino.

Già questo fa ipotizzare grandi risultati.

DiCaprio qui ci mostra perfettamente il perpetuo contrasto insito nella caratterizzazione del despota bigotto.

Alla perenne ricerca di uno status quo tra il colto e l’aristocratico, eppure violento, sadico, profondamente legato a prospettive schiaviste e razziste. Monsieur Candie non parla francese, ma finge di saperlo fare; egli si mostra cordiale, galante, ma quando comprende la strategia dei suoi ospiti ecco mostrarsi, dirompente, il suo lato rabbioso.

Si dice che la scena del teschio non prevedesse che DiCaprio si tagliasse perdendo sangue vistosamente, ma tanto fu la bravura dell’attore nel continuare a recitare, a tal punto dentro il personaggio, che Tarantino non ebbe dubbi nel scegliere quella sequenza improvvisata come definitiva.

In quel momento DiCaprio provoca in noi un sussulto, da quiete a tempesta in maniera fin troppo realistica, perché Mr. Candie non è affascinante, non è brillante, ma è uno splendido filo di follia avvolto in una fasulla quiete, un cattivo all’insegna dell’inaspettato.

Mr. Candy: «Se esaminate questo pezzo di cranio qui, noterete tre distinte fossette. Qui, qui e qui. Ora, se avessi in mano il cranio di un Isacco Newton, o un Galileo, le tre fossette sarebbero state nell’area del cranio comunemente associata con la creatività. Ma questo è il cranio di Old Ben… E nel cranio di Old Ben, non gravato dal genio, queste tre fossette sono situate nell’area del cranio comunemente associata con… Il servilismo».

4. Il disturbo ossessivo compulsivo del magnate di The Aviator 

[Leggi anche: The Aviator- Il processo distruttivo di un’ossessione]

DiCaprio
Leonardo DiCaprio e la sua ossessione in “The Aviator”

Ancora Scorsese, film tratto da un personaggio realmente esistito.

Qui DiCaprio è alle prese con la pura e incontenibile ossessione, patologia quanto mai inficiante.

Egli ci mostra un personaggio brillante, ma vittima della sua maniacalità in tutte le sue forme, perché il disturbo ossessivo compulsivo non è solo perfezionismo, ma inquietudine, essere succubi di un perpetuo riproporsi di insoddisfazioni metodiche.

L’aviatore quindi vaga nei suoi stessi vincoli, dall’eccessiva ipocondria ad amori tossici poichè vittime di un contrasto tra ossessione e incapacità empatica.

DiCaprio qui è, a mio avviso, assolutamente perfetto; talvolta troppa perfezione può stonare, ma per il genere di personaggio direi che calza a pennello.

Ci mostra esternamente i processi degradanti della sua follia, sino a giungere all’incidente aereo. Ci mostra la rabbia del non potere essere libero senza poterlo realmente accettare, eppure rimanendo profondamente affascinante, rendendo un film che ha i tratti somatici del kolossal, una perla di grande valore.

Howard: «Se c’è una variazione, sia pure infinitesimale, l’intero procedimento, deve essere ripetuto dal principio, ripetuto dal principio, ripetuto dal principio… ».

5. L’esilarante carisma del capitalista stupefacente di The Wolf Of Wall Street

[Leggi anche: The Wolf Of Wall Street- Una “Stupefacente” Iperbole Realista Del Mondo]

DiCaprio
Leonardo DiCaprio in “The Wolf of Wall Street”

Ancora un volta Scorsese ci propone un film davvero irripetibile.

Eccessivo, volgare, profondamente comico, profondamente tragico, sincero, inimitabile. DiCaprio è la quinta essenza dell’arrivismo capitalistico della seconda metà del ‘900 americana.

Cinico, furbo, assolutamente carente di qualunque valore, il lupo di Wall Street è l’uomo che tutti, almeno per un attimo, saremmo voluti essere.

Certo, è ben distante da qualunque morale o romanticismo, eppure può avere tutto ciò che vuole, tutto il mondo ai suoi piedi, ben lontano dalla legalità, ma meravigliosamente divertente. Due milioni per un addio al celibato, un rito di ventiquattr’ore per una nuova droga-medicina, DiCaprio attore e narratore ci coinvolge in una vita stupefacente; si fa giudicare, è sincero nel raccontarci tutta la sporcizia, eppure ridiamo quasi fino a non farcela più.

Un DiCaprio arrogante, implacabile, ma che alla fine non è l’eroe, bensì il drago da sconfiggere, o almeno questo dovremmo pensare di lui.

Jordan Belfort: «Prendo Quaalude dieci o quindici volte al giorno per il mio “mal di schiena”, Adderall per restare concentrato, Xanax per allentare la tensione, erba per rilassarmi, cocaina per una nuova sferzata e morfina… perché è eccezionale. […] Ma di tutte le droghe sotto l’azzurro immenso cielo ce n’è una che è in assoluto la mia preferita. In quantità sufficiente questa ti rende indicibile, capace di conquistare il mondo e di sventrare i tuoi nemici. E non sto parlando di cocaina. [mostrando una banconota] Sto parlando di questi. I soldi non vi comprano solo una vita migliore, cibo migliore, macchine migliori, fiche migliori. Vi rendono anche un persona migliore. Potete essere generosi con la chiesa, o con il partito politico che preferite, potete anche salvare quel cazzo di gufo maculato. Io ho sempre voluto essere ricco».

6. Il dolce sguardo di Titanic

[Leggi anche: Titanic – L’amore epico tra la prigioniera e l’artista]

Kate Winslet e Leonardo DiCaprio in “Titanic”

Che ci piaccia o meno, questo film è leggenda.

Un kolossal, nei pro e nei contro, ma soprattutto un DiCaprio che, nonostante un ruolo piuttosto da copione, inizia a farsi notare nel mondo del cinema.

Qui sono i suoi occhi a trionfare, il suo amore con Kate Winslet è noto in tutti i sette mari, la loro storia sarà per sempre conservata in fondo all’oceano. DiCaprio qui è un giovanotto squattrinato dall’animo buono in un’epoca in cui le classi sociali decidevano le sorti dell’amore. Ma questo non ferma i due innamorati, silenziosamente, sfuggendo, vivono la loro implacabile emotività.

Soffermarsi sugli sguardi dà una poesia al film, Kate Winslet meravigliosa da sempre e per sempre, DiCaprio ci racconta l’amore inconsapevole e impossibile della giovinezza, un amore che svanisce a causa della selettività del mondo adulto, ma che sprofonda per rimanere eterno.

Jack: «Potrei essere definito una piuma nel vento».

7. La necessità di libertà del truffatore prodigio di Prova a prendermi

Leonardo DiCaprio in “Prova a prendermi”

Spielberg. Tom Hanks. Christopher Walken.

Un film tratto da una storia vera sfiorando, però, ripetutamente il surreale.

DiCaprio è un ragazzo che non riesce ad accettare il divorzio dei suoi genitori, non accetta la fine di una famiglia felice, così, necessitando libertà, scappa. Questo è l’incipit di una storia davvero imprevedibile. Il nostro protagonista diviene, giovanissimo, uno dei più grandi truffatori di assegni bancari della storia. Si finge pilota d’aereo, medico, avvocato, convincendo il mondo intero, con il suo viso d’angelo, di essere sempre nella verità.

Ma DiCaprio qui non è un cattivo, non è un arrivista, ma un ragazzo che ha voglia di vivere, ha voglia di emozionarsi, certo si fa prendere un po’ la mano, ma senza crudeltà, solo alla ricerca perenne di qualcosa.

Tom Hanks, il suo inseguitore, onesto agente del FBI, cerca di salvarlo piuttosto che catturarlo. Un film davvero piacevole, dinamico, semplice, il tutto condito da un DiCaprio spontaneo, un truffatore che vive il sogno americano, un disonesto che mai vorresti venisse arrestato.

Frank: «Le persone sanno solo quello che gli racconti».

Ad Honorem: Lo sguardo tra vita e morte di The Revenant

Leonardo DiCaprio in “The Revenant”

The revenant è un film criticabile e apprezzabile su infiniti punti. La fotografia e la regia sono magnifiche, uno sguardo realista sul mondo che ci mostra l’esistenza stessa. Uno sguardo, come quello di DiCaprio, che vive un limbo sospeso, tra vita e morte, tra volontà e resa, tra esistenza e nulla. Non il mio preferito, ma di un intensità che, in silenzio, tocca l’anima, le sussurra qualcosa sulla vita, per poi sfuggire nel vento.

Con questo film, finalmente, arriva il primo Oscar per DiCaprio.

Leggi anche: La vera storia di Jordan Belfort, l’uomo dietro a The Wolf of Wall Street

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