Joaquin Phoenix, il protagonista dell’altra Hollywood

Giovanni Pascali

Ottobre 28, 2017

Resta Aggiornato

Joaquin Phoenix.

«L’attore non recita le parole ma i sentimenti, che la parte è fatta non di parole ma del sottofondo affettivo: è quella la parte nascosta da scoprire dell’attore».

(Kostantin Sergeevic Stanislavskij)

Se si vuole giudicare un attore per una singola interpretazione basta guardare il film, se però, per qualche strana ragione ci si vuole pronunciare sull’attore in modo generale, allora bisogna cercare di capire quale parte è vera e quale sta fingendo, cosa vuole mostrarci e cosa, invece, non vuole.

Oltre a essere uno dei miei attori moderni preferiti, Joaquin Phoenix è anche un artista completo in grado di cimentarsi in ruoli diversi, in generi diversi, con diversi importanti registi, ottenendo tre nominations agli Oscar e un Golden Globe.

Ho deciso di analizzare la sua carriera selezionando quelli che a mio parere sono i suoi migliori film senza tralasciare la sua travagliata vita.

Joaquin Phoenix: Da morire, (1995), Gus Van Sant

Joaquin Phoenix
Joaquin Phoenix in una scena del film “Da morire”.

Il fratello di Joaquin è River Phoenix, più grande di lui di quattro anni. River era considerato un predestinato, uno dei dieci attori più promettenti della sua generazione, la stessa di Johnny Depp per intenderci. Oltre ad aver collaborato con Van Sant e con Spielberg, era in programma la sua partecipazione al kolossal Titanic, ruolo che andò a Di Caprio dopo la sua tragica morte nel 1993.

Phoenix si allontana da Los Angeles per due anni e al suo ritorno collabora con il regista che aveva lanciato il fratello in questo thriller-drama nel quale spiccano le sue doti drammatiche e il suo sguardo disincantato sul mondo, in un momento così straziante della sua realtà, ma non per questo non pieno di infinita vita.

Joaquin Phoenix: Il Gladiatore (2000) Ridley Scott

Joaquin Phoenix
Joaquin Phoenix ne “il Gladiatore”.

Questo è un periodo molto prolifico per l’attore che dimostra di saper farsi odiare, interpretando una subdola e malata fragilità nel ruolo del Commodo, come solo i migliori sanno fare. Il delicato ruolo gli vale la sua prima nomination come miglior attore non protagonista.

Essere un grande villain implica possedere a pieno una qualche forma di antagonismo incommensurabile: la malvagità deve prendere piede in uno dei suoi volti. Qui, Phoenix è il prodotto di un’ombra mai risolta verso un padre troppo grande, di un’ambizione naufragata nella paura di se stessa, di una perversione derivata da un amore fraterno agli apici dell'”edipicità”.

Joaquin Phoenix: Walk the line (2005) James Mangold

Joaquin Phoenix
Joaquin Phoenix in “Walk the line”.

Biopic sulla vita di Johnny Cash, celebre musicista country/folk americano. Viene analizzata la prima parte della carriera di Cash e il suo amore travagliato per June Carter, sua collega, compagna nella musica e, come vorrebbe Cash, anche nella vita.

La doppia nomination per miglior attore e miglior attrice, rispettivamente per Joaquin Phoenix e per Reese Witherspoon, che vinse l’oscar quell’anno, è segno di un’importante prestazione di Phoenix che oltre a trasformarsi fisicamente nel musicista dell’Arkansas, ne assume anche l’accento e la voce profonda e leggermente rauca, cantando in originale tutte le tracce che compongono la colonna sonora del film.

L’anima di Cash brucia nell’amore, Phoenix ci mostra il cerchio di fuoco di cui parla la canzone e risulta così ancora più credibile quando la canta. Un biopic su un artista è sempre una dura prova per un attore, ancora di più se si tratta di un musicista.

È una delle migliori prestazioni di Phoenix e a mio parere la migliore dall’inizio della sua carriera.

Joaquin Phoenix: Io sono qui! (2010) Casey Affleck

Joaquin Phoenix
Joaquin Phoenix in “Io sono qui!”.

Per alcuni questo è il punto più basso della sua carriera. Ammetto che i miei primi ricordi di Phoenix sono associati alla lettura di riviste di cinema che parlavano dell’ennesimo arresto o rissa dell’attore, tanto da creare in me un’immagine di Phoenix come un pazzo, con barba e capelli lunghi poco curati, con un serio disturbo comportamentale. Ma la scoperta di questo film lo ha definitivamente consacrato come una divinità del mio personale olimpo.

Nel 2008 Joaquin e quell’altro genio di Casey Affleck decidono di fare un mockumentary (falso documentario) su Phoenix che molla la carriera da attore per iniziare a fare il rapper. Il problema era che Casey riprendeva, ma neanche lui immaginava fino a che punto si potesse spingere. C’è di tutto: concerti che finiscono in rissa, lui che viene cacciato da Letterman (su youtube lo trovate facilmente) e un finale molto filosofico.

Non sappiamo se Letterman fosse consapevole e forse non lo sapremo mai, ma lui nega. In ogni caso tutto il mondo era all’oscuro di Casey Affleck e della telecamera e se queste riprese fossero state cancellate, probabilmente la sua carriera si sarebbe interrotta. C’è gente che non l’ha ancora perdonato, uno tra tutti Ben Stiller, che viene insultato in diverse scene del ”documentario”.

Solo per la follia di interpretare un personaggio per più di un anno rimanendo sempre nella parte questo attore merita rispetto, se poi leggiamo tra le righe di questo esperimento e ci vediamo una critica sociale e un ritratto veritiero del mondo del cinema, allora quest’opera assume ancora più valore.

Joaquin Phoenix: The Master (2012) Paul Thomas Anderson

Joaquin Phoenix
Joaquin Phoenix in “The Master”.

Arriviamo alle cose serie, dopo Johnny Cash che gli ha dato la maturità artistica, il documentario gli ha portato l’interesse di un regista a sua volta molto interessante, con il quale JP collaborerà per due delle sue migliori prestazioni: ecco dunque l’arrivo di Anderson.

Hoffman è il capo di una setta simile a scientology. Phoenix si trasforma in Freddie, un reduce di guerra con diversi problemi, che trova rifugio nella sua figura autoritaria.

Freddie è storto, magro, alcolizzato e violento. Ricorda il Robert De Niro di Taxi Driver e l’interpretazione di Phoenix, a mio parere, non è da meno. Uno sguardo di ghiaccio e un viso disturbato da innumerevoli tic muscolari che si accende di rosso quando sopravviene la rabbia caratterizzano un personaggio che cerca un proprio percorso dopo che la guerra gli ha tolto quel poco che aveva.

La regia di Anderson è marcata e decisa, come il ritmo del film, coerente con la recitazione. Il tutto è coronato dalla colonna sonora interamente composta da Johnny Greenwood, chittarista dei Radiohead.

Joaquin Phoenix: Her (2013) Spike Jonze

Joaquin Phoenix
Joaquin Phoenix in “Her”.

Recitare da soli, dialogando con una Siri con la voce di Scarlett Johansson e la cui emotività è fin all’ultimo complessa e incerta non è facile. Joaquin Phoenix entra perfettamente nel personaggio di Jonze e ne esce un piccolo capolavoro.

Il personaggio di Theo è completamente diverso da ciò che Joaquin ha fatto fino a ora. Pur rimanendo in un certo senso un emarginato, che vuole mostrare la sua visione del mondo – un mondo fragile e delicato come la sua voce, sempre rauca e pacata – alla mente virtuale di cui si è innamorato in un paradossale futuro in cui la tecnologia si sostituisce anche ai rapporti umani.

Camicie colorate infilate con precisione nei pantaloni, un passato di cui si sente colpevole e un futuro su cui è diffidente, Theo rappresenta l’uomo moderno.

Joaquin Phoenix: Vizio di forma (2014) Paul Thomas Anderson

Joaquin Phoenix
Joaquin Phoenix in “Vizio e forma”.

Le opinioni sul film di Anderson sono discordanti, in ogni caso tutti concordano sulla straordinaria capacità del regista californiano di tirare fuori dai suoi attori grandi prestazioni e questo film non è un eccezione in tal senso.

Nonostante il rischio, in un cast composto tra gli altri da Josh Brolin e Benicio del Toro, di rimanere oscurato, Phoenix attraverso una fisicità accentuata e un personaggio brillante riesce a sfruttare lo scintillio di chi lo circonda per spiccare in una Los Angeles di sguardi sospettosi e di poliziotti idealisti.

Non è un caso che JP sia stato più volte paragonato nelle sue interpretazioni con Anderson al Marlon Brando di Fronte del porto. Questo paragone è spinto dall’utilizzo marcato della mimica facciale e del corpo dei due attori. Sia in Inherent Vice che in The Master la recitazione di Phoenix ha entusiasmato la critica portandolo alla ribalta come uno dei migliori attori in circolazione, grazie alla capacità di portare sullo schermo personaggi rappresentativi del mondo dei diversi, degli emarginati e dei nevrastenici.

Joaquin Phoenix: Irrational man (2015) Woody Allen

JP in “Irrational Man”.

L’ultima fatica di Woody Allen non mi ha fatto di certo impazzire, così come tutti i suoi recenti film escluso Midnight in Paris. Tuttavia, nel personaggio del professore alcolizzato si sente la sua voce, caratteristica che mi fa amare il vecchio Woody, e con l’aggiunta dell’interpretazione di Phoenix, non nuovo come ormai sapete a questo tipo di ruoli, risulta credibile.

Per il futuro si sa qualcosa solo di Far bright star, un western con Casey Affleck alla regia. Sarà interessante vedere Phoenix cimentarsi con un genere sempre affascinante per gli attori perchè richiede più una recitazione fisica che accademica, ma che nasconde diverse insidie nell’adattamento ai ritmi cinematografici moderni.

Phoenix è diventato l’attore di questa generazione più adatto per interpretare le nevrosi della società moderna.

Penso al Jack Nicholson di un tempo. Così come ad esempio Di Caprio è l’uomo di successo e Bale l’uomo misterioso. Credo inoltre che non ci si possa lamentare di quello che abbiamo, ma solo sperare che la nuova generazione di registi sia in grado di far brillare tutte le stelle che ha a disposizione.

Il Joker (2019) Todd Phillips 

JP ne “Il Joker”.

Per approfondire il Joker di Joaquin Phoenix ecco una selezione di tutti i nostri articoli a lui dedicati: buona lettura!

 Joker – La folle danza di un Nessuno qualunque

 Joker e Scorsese – Arthur, Travis e Rupert

 Il Joker nel cinema – Qualcosa in cui sperare

 Joker, ‘Arlecchino’ e Rancore – Frammentazione

 Dialogo Immaginario tra Il Joker di Ledger e il Joker di Phoenix

 Joker, V e Watchmen – Il Populismo delle Maschere

Correlati
Share This