L’indefinibile Lina Mangiacapre

Upi Zanti

Dicembre 23, 2022

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Chi era Lina Mangiacapre?

 «Io non sono, io sono un fantasma che gira per il mondo a cercare ciò che non è.
Io cerco la non donna, il non uomo, il non cane, tutto ciò che non è.
Non sono, io sono un androgino, non sono» 
(Lina Mangiacapre)

Perché il bisogno di farla conoscere alle nuove generazioni (di femministe)?

Nadia Pizzuti canalizza la necessità di narrazione in documentari. Il primo, Amica nostra Angela, è dedicato alla filosofa napoletana Angela Putino, attraverso la quale Nadia conosce la figura alla quale dedicherà il suo secondo lavoro: Lina Mangiacapre. Artista del femminismo.

Un percorso quadripartito (Transfemminismo, Corpo Mare, Ci sono guerre sorella che non si possono non combattere, Il cinema sarà la nostra vendetta) che attraverso un accurato lavoro di montaggio di materiali d’archivio ci proietta nel mondo di Lina, a Napoli e nelle lotte femministe.

 «Lina Mangiacapre mi interessava molto perché era un’artista femminista, che ha lavorato da fine anni 70 sull’arte e la creatività come forma di lotta politica»
(Nadia Pizzuti)

Nadia Pizzuti, regista “Lina Mangiacapre. Artista del Femminismo”

La regista viene attratta dalla figura di Lina sostanzialmente per due motivi che si legano inscindibilmente tra loro: l’arte e il femminismo.

Lina praticava, anzi performava, entrambi i campi e lo faceva con il suo look estroso e avulso da ogni canone di femminilità per la Napoli del tempo; città nella quale nacque e visse la maggior parte della sua vita, nutrendosi senza folclorismi delle radici locali.

Lina Mangiacapre intraprende un percorso di vita che si lega indissolubilmente all’arte, iniziando dalla palestra del pensiero della facoltà di Filosofia. La vulcanicità che le è propria non si può limitare alle pareti delle aule. Nella costante ricerca di attaccamento alla vita, va al porto a cercare i pescatori, a parlare con loro per ore, fino a che viene soprannominata Socrate.

«Si bruciavano i libri e a me è scoppiata la passione filosofica. In quel momento la lotta era soprattutto questo, era fuggire dall’università, andare in Mergellina e fare filosofia con i pescatori e i camerieri di Mergellina, che mi chiamavano Socrate. Appena arrivavo spegnevano i jukebox, dove c’erano, si radunavano intorno a me e cominciavamo a parlare, a vivere questa passione filosofica»
(Lina Mangiacapre)

Lina anima, discute, dibatte, fa tremare la società conformista, irrigidita negli spessi tratti delle maschere sociali. Lina nei ruoli pre-imposti e apparentemente sicuri sta stretta e cerca una via propria e originale per affermare la sua (non) identità. Vive fuori dal binarismo e si auto-definisce androgina, senza appartenenza a un genere preciso ma oscillante, metamorfica, odiernamente queer.   

«Anticipa il transfemminismo di cui tratteranno Judith Butler e Paul B. Preciado e l’idea dell’identità fluida»
(Nadia Pizzuti)

Lina Mangiacapre

«Non si tratta più solo dell’uomo e della donna moderna ma della nascita di un essere in mutazione, la cui identità sessuata sarà in continua metamorfosi nel senso della passione e del desiderio. Un transfemminismo, che pone la lotta dei sessi come lotta dei principi, in cui l’essere donna e l’essere uomo significa voler agire al di là di qualunque limite, sia pure quello della natura»
(Lina Mangiacapre)

Lina stabilisce le coordinate del suo essere fluida anche attraverso le scelte di stile.

«Amo gli occhiali, amo i travestimenti. Travestimento vuol dire anche sempre desiderio di mutevolezza, amare le metamorfosi»
(Lina Mangiacapre)

La fuga dalla gabbia del genere si afferma e si riproduce costantemente nel quotidiano, in scelte che possono sembrare di apparenza estetica, ma che si ancorano profondamente alla ricerca dell’identità.

Lina non è però un personaggio che lotta come un’eroina solitaria, quanto piuttosto il punto d’origine di un collettivo di femministe che prende il nome di Nemesiache.

«Nemesis la femminilità originaria, l’indomita natura ribelle senza alcun limite è l’immagine che noi vogliamo riprendere di noi stesse e la possibilità che a livello storico oggi vogliamo assumere. Inventeremo e creeremo la nostra lotta come la nostra sessualità come la nostra cultura»
(Manifesto delle Nemesiache)

Il gruppo delle Nemesiache intraprenderà una serie di interventi politici e artistici, unendo la creatività all’attivismo femminista. Un capitolo del documentario viene dedicato alle iniziative del gruppo. Si mostra l’irruzione a Castel dell’Ovo nel 1980, dove irruppero al dibattito promosso dal Comune di Napoli nella cornice della manifestazione marzo Donna, vestite in abiti maschili con tanto di baffi e barba; o Il viaggio nel mito, viaggio teatralizzato nel mito con escursione sottomarina notturna a bordo del sommergibile “tritone”. ll legame delle Nemesiache con la città di Napoli le porterà a lavorare con la fragilità delle invisibilizzate, ovvero le psichiatrizzate del manicomio Frullone, dalla cui esperienza scaturisce il filmato Follia come poesia, riprendiamoci il corpo mare, in anni prossimi alla legge Basaglia.

Estratto di Follia come poesia. Riprendiamoci il corpo mare

«La nostra visione spingeva al viaggio, al mutamento, riuscivamo sempre a depistare, imprevedibili e mobili, apparivamo in ogni luogo, reali incarnazioni della Nemesi»
(Collettivo Le Nemesiache)

In quanto donne e femministe si riuniscono periodicamente in sessioni di autocoscienza nelle quali emergono problematiche e disuguaglianze della società patriarcale. Nella necessità di coinvolgere attivamente il corpo e superare il piano dialettico, portano la pratica a un grado successivo con il metodo della psico-favola. Una pratica teatrale inventata da Lina, che attraverso la drammaturgia punta a recuperare il rimosso femminile e ad agire nel presente, indagando ciò che esisteva prima del concetto.

Seguendo un percorso di ricerca a ritroso, verso le origini del femminile, Lina e le Nemesiache indagano le donne della mitologia anche attraverso il cinema, “sintesi di tutte le arti”, facendo rivivere su pellicola Didone, Pentesilea, Faust-Fausta, Eliogabalo.

Festa della poesia alla Gaiola

La tessitura del documentario viene ordita da Nadia Pizzuti insieme a un team interamente femminile, dalla direttora della fotografia, alla montatrice, alla realizzatrice delle animazioni, fino alla musica, la colonna sonora è infatti affidata alle profonde voci delle Flying Lesbians, gruppo rock tedesco, e del loro album eponimo.

La regista, ripercorrendo i filmati recuperati grazie alla disponibilità di Teresa, sorella di Lina, e all’associazione le Tre Ghinee, che conserva il materiale documentario, ricrea un mosaico dell’atmosfera di quei ferventi anni napoletani. Ci restituisce la vivacità del pensiero di Lina e la sua giocosità, insieme all’aurea onirica e allo stesso tempo mordace con la quale le Nemesiache hanno attualizzato la lotta femminista, mantenendo la creatività, la spontaneità e la libertà che ha contraddistinto il loro collettivo.

Si riesce veramente a narrare in maniera esaustiva un personaggio così bizzarro, eclettico e sopra le righe come fu la Mangiacapre? Il documentario si può definire nemesiaco o tendente verso l’identità nemesiaca?

Nadia Pizzuti ci prova e ci si avvicina, in un tentativo di definizione che più che far emergere un singolo personaggio, usa Lina come miccia per accendere il discorso su un’epoca centrale, di svolta per l’ottenimento dei diritti delle donne. Ci propone un ricamo di video VHS che vengono rivitalizzati e offerti a noi, pubblico del XXI secolo, ricreando forse non un ritratto completo, perché impossibile da compiersi, quanto piuttosto un quadro atmosferico in costante divenire. La scelta dei colori, delle melodie e delle grafiche del documentario si accordano a quelle dell’immaginario degli anni Settanta.

Gli elementi estetici supportano quelli contenutistici convergendo nella restituzione della vitalità di un’epoca nella quale il femminismo è stato protagonista delle lotte sociali. Una rievocazione delle tinte di quegli anni e dei modi di esporre la femminilità, ruggente e favolistica, archetipica e spaventosamente potente.

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