Robert Bob De Niro – Colui che fu il più grande

Andrea Vailati

Aprile 11, 2016

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Robert Bob De Niro – Colui che fu il più grande

Robert Bob De Niro
Robert De Niro in “Raging Bull”

Qualche tempo fa è uscito Nonno Scatenato, esattamente un film dove Robert De Niro è un nonno scatenato; di certo potrebbe rilevarsi divertente, simpatico, ma questo non cambierebbe nulla.

Nel nuovo millennio ho assistito a un’ascesa verso il commerciale, a una frequente partecipazione a film senza forma o sostanza, a una sempre più evidente lontananza dal grande cinema da parte di colui che fu il più grande, e oggi ho bisogno di ricordare a me stesso il perché.

Robert Bob De Niro è per me uno dei più grandi pilastri del cinema mondiale, uno dei motivi per cui la mia passione per la Settima Arte oggi esiste.

Per iniziare, dopo una lunga ponderazione, ho scelto di citare un film meno noto, ma essenziale sotto vari aspetti,  poiché segna l’inizio della sua più grande collaborazione cinematografica, il sodalizio artistico per eccellenza del ‘900, quello con Martin Scorsese: Mean Streets.

Robert Bob De Niro
“Mean Streets”

Qui il protagonista è Harvey Keitel, anch’egli grandissimo interprete che spesso abbiamo ritrovato in pietre miliari del cinema (basti citare Le Iene, Pulp Fiction, ma anche Taxi Driver), eppure si è subito colpiti da un certo Johnny Boy, un ragazzetto sregolato capace di essere sempre nei guai, si è subito colpiti da una presenza scenica di un impatto unico, versatile, capace di giocare coi tempi delle sequenze, capace di rimanere impressa.

Qui nasce Bob De Niro, Scorsese ne è conquistato, il suo meraviglioso cinema si assoggetta al giovane attore senza il quale forse il maestro Martin non avrebbe fatto la storia degli ultimi quarant’anni cinematografici, qui si pongono le basi per i grandi film che malinconicamente ricordiamo e rivediamo ogni volta che ve ne è possibilità.

Robert Bob De Niro
Robert De Niro e Martin Scorsese

Ciò che stupisce è che prima della loro duratura collaborazione, si interpone un film di grande portata: Il Padrino II. In quest’ultimo, Bob si veste dei panni di Vito Corleone, recitando in dialetto siciliano e surclassando l’attore che aveva sostituito, ossia Marlon Brando, vincitore di trentadue Oscar.

Oscar che, per una qualche ragione metafisica incomprensibile a mio avviso, non riavrà per Taxi Driver, un manifesto paradossalmente poetico dell’inquietudine esistenziale e dei turbamenti psicologici di un reduce del Vietnam. Questo è il mio De Niro preferito di sempre, un personaggio profondamente alienato dal contesto sociale (porterà una donna sofisticata a vedere un porno, per me provocazione sociale di una forza inaudita), passivo eppure potenzialmente sempre più riflessivo su qualcosa, qualcosa che non va di un mondo degradato, una vittima “eroizzata”, invece che curata da un America tragicamente ipocrita.

Robert Bob De Niro
“Taxi Driver”

Forse basterebbe solo questo per innalzare De Niro all’Olimpo dei grandi, ma siamo solo all’inizio.

Arriverà poi il turno di Novecento, grande colossal storico di Bertolucci che vedrà l’attore protagonista, assieme a Depardieu, di un’intera vita intrecciata a un intero secolo, un secolo di lotta tra classi frastagliate da una nuova idea di mondo sempre più incalzante.

Abbiamo poi il musicale New York New York, con Liza Minnelli consolidante il suddetto sodalizio; il tragico Il Cacciatore, dove nella profonda complicità poi annientata con il personaggio di Christopher Walken ci viene mostrata la morte dell’esistenza umana durante la guerra.

Robert Bob De Niro
“Il Cacciatore”

Giungiamo, ora, a Toro Scatenato, un capolavoro registico. Qui Scorsese si proclama Maestro per l’eternità, un film dove l’autodistruttività insita nell’essere umano è descritta magistralmente, un mondo sempre più visivamente cupo e un attore, il nostro Bob, trasformato in un personaggio irripetibile, il secondo Oscar quasi non era sufficiente. Siamo in dirittura d’arrivo, ma il finale è stupefacente.

«Meglio re per una notte che buffoni per tutta la vita» è una delle frasi di un film comico meno noto, per l’appunto Re per una notte. sempre di Scorsese. Si tratta di un film capace di strapparci un sorriso, soprattutto nel finale, di quel genere quasi amaro che fa riflettere, per intenderci.

E poi, dal nulla, arriva quel film di cui vorrei parlare giorni, ma allo stesso tempo tacere, giusto per potermi emozionare nella silenziosa contemplazione di un capolavoro: C’era una volta in America.

“C’era una volta in America”

Qui Noodles, alias De Niro, ci regala un’ascesa di tragico romanticismo come non se ne sono più visti, un film gangster, ma molto di più, un film di amicizia, tradimenti, rimpianti, un film che ci racconta la vita, la sua ineluttabile bellezza narrata anche attraverso la musica di Morricone, un film che ci mostra la complessità dell’amore e dell’uomo: uno dei film più belli di sempre, per sempre.

Ci vorrebbero ancora tante pagine, pagine che parlino di Quei Bravi Ragazzi, per esempio, un capolavoro narrativo creato da Scorsese, un film gangster fatto di spontaneità e arte registica; qui abbiamo un Joe Pesci immenso, un genere che difficilmente ritroveremo in futuro. Inoltre dobbiamo ricordare tante altre grandi opere come Brazil, Gli Intoccabili, Casinò, per poi giungere a Frankestein di Mary Shelley con un De Niro nella dualità tra l’essere mostro e creatura, di una complessa e fragile umanità.

Perdonate la mia prolissità, è stata dura essere così sintetico parlando di uno dei migliori artisti del tempo, un attore sinonimo di cinema, eclettico, perfetto nella sua imperfezione, colui da cui pretendo per lo meno un ultimo grande ritorno alla vera Settima Arte.

“Taxi Driver”

Leggi anche: Il finale di C’era una volta in America – Noodles e i fumi dell’oppio

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  • Andrea Vailati

    "Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

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