Scorsese e Coppola – I padrini della New Hollywood

Antonio Lamorte

Marzo 10, 2021

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Maestri indiscussi del cinema. Architetti di immaginari a cui si osserva come punti di riferimento. Padrini di un modo di pensare e realizzare il cinema che ha cambiato il mondo. Queste sono solo alcune delle perifrasi che vengono in mente quando si parla di Martin Scorsese e Francis Ford Coppola. Loro due sono questo e molto altro. Sono consapevoli della loro importanza e tuttavia, proprio in virtù di questo, è meraviglioso pensare che, quando si incontrano, la semplice definizione che l’uno affibbia all’altro sia “amico”.

Scorsese e Coppola sono infatti grandi amici. E non potrebbe essere altrimenti. Entrambi sono cresciuti a New York in un contesto molto simile. Le loro famiglie erano di origini italiane e la loro formazione avviene in un contesto multiculturale che troverà ampio spazio all’interno delle loro opere.

Sia Scorsese sia Coppola si appassionano al cinema inseguendo una sorta di “ripiego” ad altre attività a loro precluse. Martin Scorsese, fin da piccolo, ha sempre sofferto d’asma e la sua bassa statura gli ha impedito di unirsi alle gang che girovagavano per Little Italy. Il cinema dunque è stato il compagno perfetto per il giovane Scorsese. Dapprima come strumento di evasione e in seguito come qualcosa di più.

In maniera molto simile si verifica l’approccio di Francis Ford Coppola alla settima arte. Da bambino ebbe problemi con una forma di poliomielite, che lo costrinse a trascorrere lunghi periodi a casa. In questo contesto di reclusione forzata, Coppola sviluppa una feroce passione per tutto ciò che contenga in sé la narrazione. Il teatro, la letteratura, e, più di ogni altra cosa, il cinema.

Da queste premesse semplici e umili, nasceranno due carriere straordinarie, che appassioneranno più di una generazione e ispireranno cineasti da tutto il mondo nell’intraprendere questa tortuosa e bellissima via che è il cinema.

L’eredità di Roger Corman e i primi successi

Il contesto familiare di provenienza non è che uno dei tanti punti di contatto che accomuna Martin Scorsese e Francis Ford Coppola. Dopo aver studiato cinema all’università, i due giovani cineasti entrano in contatto con una persona che cambierà la loro vita: Roger Corman. Negli anni ’60, Corman era diventato un vero e proprio brand nel campo del cinema underground. I set dei suoi film erano terreno fertile per sperimentare nuove tecniche e nuovi modi di raccontare, senza alcuna pressione da parte di studios invadenti.

Tra i movimenti artistici che contribuirono a plasmare l’idea alla base dell’etica lavorativa di Corman, è impossibile non citare la Nouvelle Vague. Con la popolarità crescente di registi come Truffaut, Godard, Chabrol e Rhomer, si andò infatti a definire il concetto di “politica degli autori”, che attribuiva la piena paternità dell’opera al regista. Proprio da ciò nasce il cinema di Roger Corman, che rappresenta il seme generatore della New Hollywood.

E tra i tanti talenti che popolavano la factory di Corman c’erano proprio Scorsese e Coppola.

Sotto la sapiente produzione di Corman, i due muovono i primi passi in quello che si rivelerà essere un percorso lungo e pieno di soddisfazioni. Scorsese, che prima dell’incontro con Corman aveva già diretto il lungometraggio Chi sta bussando alla mia porta? (1967), realizzerà il suo primo successo con America 1929 – Sterminateli senza pietà (1972). Mentre Coppola scrive e dirige per Corman diversi film a basso costo, accumulando così un’esperienza che gli sarà estremamente utile nelle produzioni successive.

Francis Ford Coppola (al centro) con il cast de “Il Padrino”. Da sinistra James Caan, Marlon Brando, Al Pacino e John Cazale.

Il grande successo arriverà per entrambi una volta liberi dall’ala protettiva di Corman, quando realizzarono due film diversi e simili allo stesso tempo: Il Padrino (1972) e Mean Streets (1973). Il comune denominatore di entrambi i film è la malavita italo-americana, ed entrambe le opere presentano forti elementi autobiografici dei rispettivi registi. Ma è il punto di vista che fa differire i due film.

Ne Il Padrino si è seduti in cima a una struttura, che è la mafia, sempre più simile in tutto e per tutto a un vero e proprio stato, con tanto di amministratori e ministri. In Mean Streets invece si assiste alla disperata anarchia di chi tenta di sopravvivere nei bassifondi di un mondo malfamato e violento.

Tuttavia, anche nelle differenze ci sono delle analogie. E queste analogie si trovano proprio nella quasi irrefrenabile necessità, che Scorsese e Coppola percepiscono, di raccontare un mondo che sta cambiando. Un mondo popolato da personaggi soli, abbandonati a loro stessi, alla ricerca di un’identità attraverso una lunga via caratterizzata da sangue e morte.

Le meditazioni sul male e sull’alienazione post Vietnam

Questa perdizione dell’animo umano ritornerà in una maniera ancora più potente e viscerale nelle opere successive dei due registi. Nella metà degli anni ’70, gli Stati Uniti erano sconvolti dalla guerra del Vietnam e dagli scandali politici a esso collegati, come il Watergate. Un’intera generazione era stata coinvolta e demolita da questa guerra. Anche da un punto di vista ideologico.

E lo smarrimento di ogni punto di riferimento è ciò che si trova alla base di altri due grandi capolavori di Scorsese e Coppola.

Nel 1976 viene rilasciato Taxi Driver, il film che segna la definitiva consacrazione di Scorsese al cinema. Nel personaggio di Travis (Robert De Niro), un reduce che si trova costretto a combattere contro i suoi demoni interiori, sono condensate tutte le ossessioni di quegli anni. L’alienazione nei confronti di una realtà troppo confusa e dinamica nei cambiamenti che la definiscono. La paranoia che sgretola lentamente l’Io.

Martin Scorsese prepara una scena di “Taxi Driver” con Robert De Niro e Jodie Foster

In Apocalypse Now (1979) si parte pressappoco dalla stessa premessa, ma in questo caso il tutto va a sfiorare connotazioni metafisiche. La crisi spirituale dell’individuo si trova costretta a fronteggiare invano un’oscurità senza fine. Un pozzo abissale in cui l’anima sprofonda e non è più in grado di fare nient’altro che unirsi, suo malgrado, alla tenebra avvolgente.

Taxi Driver e Apocalypse Now sono due quadri di glaciale chiarezza che trascendono anche il contesto post Vietnam nei quali furono concepiti. Sono due profonde meditazioni che, al di là dei rispettivi generi di appartenenza, sono molto più simili di quanto si pensi. Segno non solo della maestria dei due cineasti che vi sono dietro, ma anche della profonda connessione etica e filosofica che Scorsese e Coppola hanno.

Gli insuccessi e i ritorni alle origini

Gli anni ’80 furono abbastanza difficili per Coppola e Scorsese. Entrambi girarono film memorabili, se non dei veri e propri capolavori, che però non vennero compresi immediatamente. Per altro, proprio sul finire di questo decennio così affannoso, i due collaborarono (insieme a Woody Allen) nel film a episodi New York Stories (1989).

All’inizio degli anni ’90 segue una nuova ondata di successo. Peraltro grazie a un glorioso ritorno alle origini. Coppola si rimette al lavoro sulla saga dei Corleone con il suo discusso Il Padrino – Parte III (1990). E proprio nello stesso anno Scorsese rilascia Quei bravi ragazzi, riprendendo quel tipo di narrazione cominciata con Mean Streets.

Entrambi i film furono dei grandiosi successi e diedero una nuova linfa vitale alle carriere dei due registi. Con Il Padrino – Parte III si andava chiudere in maniera epica e malinconica una delle più grandi saghe della storia, mentre Quei bravi ragazzi forniva un nuovo punto d’osservazione attraverso cui filmare l’epopea gangster.

Scorsese e Coppola

Francis Ford Coppola, Woody Allen e Martin Scorsese insieme per “New York Stories”

Dopo questi due film, le strade di Coppola e Scorsese presero direzioni quasi all’opposto l’una con l’altra. Dopo aver rivisitato il mito del vampiro con Dracula (1992), Coppola cominciò un progressivo allontanamento dallo star system hollywoodiano. Allontanamento che culminerà negli anni 2000, dove Coppola ritorna a lavorare in piccole produzioni interamente finanziate da lui stesso, ricalcando lo stile professionale del suo amico e mentore Roger Corman.

«Più grande è il budget più piccole sono le idee, più piccolo è il budget meglio sono le idee».

(Francis Ford Coppola)

Scorsese, invece, continuò a inanellare successi e premi. Cominciò il suo fruttuoso sodalizio con Leonardo DiCaprio e, nel 2007, vinse finalmente il suo primo Oscar per la Miglior Regia (The Departed).

L’eredità di Scorsese e Coppola

Esattamente come Roger Corman, anche Scorsese e Coppola hanno lasciato una preziosa eredità. E non è solamente mero tecnicismo. Perché i loro stili registici, il loro modo di dirigere gli attori, i loro tagli di montaggio non sono che una minima parte di questa grandiosa eredità. Gli stili si evolvono e magari tra un secolo le tecniche filmiche di Scorsese e Coppola saranno considerate obsolete e non più praticabili. Ma questo non è importante, perché l’eredità di questi due maestri trascende il limite della tecnica, allo stesso modo in cui i loro capolavori trascendono i decenni nei quali furono realizzati.

Ciò che compone principalmente l’eredità di Scorsese e Coppola è l’idea di cinema. Un cinema realizzato perché la pulsione e il desiderio di accendere una macchina da presa era irresistibile. Un cinema di riscatto. In cui al centro di ogni cosa c’è l’umanità. In tutte le sue sfumature.

Scorsese e Coppola

Francis Ford Coppola insieme a Martin Scorsese nella notte in cui vinse l’Oscar

Chiunque prenderà come modelli Coppola e Scorsese metterà in gioco, nelle sue opere, se stesso. Agirà come ha fatto Martin Scorsese, che ha sempre affrontato di petto le sue personali battaglie, come ad esempio il dilaniante rapporto che ha con la religione. E avrà la stessa caparbietà di Francis Ford Coppola, che contemplò perfino l’autodistruzione pur di portare a termine il viaggio di Apocalypse Now. Un viaggio che andava ben oltre la semplice produzione di un film (Approfondimento: La Divina Commedia e Apocalypse Now: due viaggi a confronto).

«Ora più che mai dobbiamo ascoltarci a vicenda e capire come intendiamo il mondo, e il cinema è il modo migliore per farlo».

(Martin Scorsese)

Questa è la preziosa eredità di Scorsese e Coppola. Un’eredità degna di quel meraviglioso movimento artistico chiamato New Hollywood. L’idea di un cinema libero da qualsiasi sovrastruttura e che abbia alla base la volontà di raccontare qualcosa. E per questo motivo la gratitudine verso maestri come Francis Ford Coppola e Martin Scorsese sarà sempre infinita.

Leggi anche: Scorsese e De Niro – Il genio e la sua stella

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