Nove opere che vorremmo diventassero film

Giuseppe De Santis

Marzo 22, 2021

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Siamo nel 1978. Un giovane viaggia su un treno per andare a un colloquio di lavoro e  sta leggendo un romanzo. A un certo punto, un pensiero invade la sua mente: “perché nessuno ci ha ancora fatto un film? Lo vorrei proprio vedere!”. Quel giovane ormai cresciuto, nei primi anni 2000, raccontando questo aneddoto ha poi aggiunto:

«Gli anni passavano e, visto che nessuno si decideva a fare quel film che volevo tanto vedere, decisi di farlo io».

(Peter Jackson)

Molti di voi lo sanno, ma per chi ne fosse ignaro, questo racconto è di Peter Jackson e quel romanzo da lui tanto amato era Il Signore degli Anelli.

Una premessa è doverosa: chi scrive, oltre a parlare di cinema, sta muovendo i primi passi da sceneggiatore e regista, e, come tutti, sogna in grande. A volte troppo. Esistono storie che avrebbero bisogno di raggiungere il pubblico attraverso il grande schermo. Storie che sanno comunicare sentimenti e ragionamenti profondi, siano esse videogames, libri, opere teatrali o perfino album musicali.

Quando ci si scontra con la realtà, però, si pensa ai budget assurdi, alla capacità tecnica e al prestigio che si dovrebbe avere e che, spesso, non basterebbe nemmeno. Per esempio, non sono stati abbastanza gli Oscar a Guillermo del Toro per fargli dirigere Le montagne della follia di H.P. Lovecraft.

Dall’altro lato, tutti abbiamo pensato almeno una volta: “vorrei vedere questo regista dirigere quest’opera”. Allora giochiamo insieme. Ecco nove opere di diverso genere che chi scrive vorrebbe vedere tradotte in film, o anche poterle dirigere, un lontano domani. E voi, cosa desiderate vedere da una vita? Sbizzarritevi nei commenti!

Videogames

1. Silent Hill 2

James riceve una lettera dalla moglie Mary. Lo sta aspettando a Silent Hill, da sola, nel loro posto speciale e lui parte per cercarla. Peccato, però, che Mary sia morta di tumore tre anni prima e che ciò che attende James a Silent Hill sia un’oscurità senza pari.

Ossessione, orrore, esoterismo e un simbolismo immediatamente riconoscibile rendono Silent Hill un franchise unico e questo secondo capitolo, ispirato nientemeno che a Strade Perdute di David Lynch, ne è l’apice assoluto.
Pochi personaggi ben caratterizzati, un’atmosfera oppressiva e un fantastico plot twist sono ingredienti di cui il cinema potrebbe nutrirsi creando anche un grande prodotto d’autore e non il solito b-movie.

Chi dirigerebbe il film: Robert Eggers. Con The VVitch e The Lighthouse ha dimostrato di conoscere sia i meccanismi alla base di quell’orrore subcutaneo, strisciante e mai dedito al solo jumpscare, sia le dinamiche della parabola discendente verso la pazzia. Un ottimo collante, non trovate?

film

Silent Hill 2

2. Halo 

Siamo nel 2552 e la guerra tra umani e covenant, un’alleanza di razze aliene unite da una forte fede, è a un punto cruciale. Gli umani tracciano, infatti, la rotta per un pianeta ad anello che sembra avere molta importanza per i covenant, un Halo. Per combattere si serviranno di Master Chief, un soldato geneticamente modificato facente parte del progetto SPARTAN-II.

Azione adrenalinica, alieni, un interessante terzo nemico che si inserisce nella contesa. Cosa volere di più per un bell’action sci-fi? Niente. Un buono sceneggiatore potrebbe anche decidere di esplorare l’idea di fede dei covenant e le conseguenze della modificazione genetica. Questi elementi eleverebbero il valore della sceneggiatura e, in mano al giusto regista, il cocktail si rivelerebbe esplosivo.

Chi dirigerebbe il film: Neill Blomkamp. Alcuni di voi lo sapranno, proprio lui era in pre-produzione per il film su Halo che però, poi, è stato accantonato. Alcuni elementi del franchise sono stati trasferiti, in forma diversa, in District 9 ed Elysium, con risultati interessanti. Tuttavia, credo che molti appassionati sognino ancora di vedere quella prima alba viola su Halo dopo l’atterraggio di Master Chief in mezzo a quella radura inframezzata da una cascata. A ragione, aggiungerei.

film

Halo

3. Final Fantasy X

Per chi scrive, questo è il sogno di una vita.
Tidus, giovane stella di uno sport chiamato Blitzball, si trova proiettato di mille anni nel futuro dopo che la sua città, Zanarkand, è stata distrutta da un enorme mostro di nome Sin.

Egli scopre che nel mondo in cui si trova, Spira, è rinata la magia, la tecnologia è bandita come peccato ed esistono persone speciali, gli invocatori, che con i loro poteri cercano di sconfiggere Sin ogni dieci anni. Ecco che, in tutto questo frastuono, Tidus conosce la giovane invocatrice Yuna.

Epica fantasy, racconto di formazione, storie d’amore, dissertazione su religione e sul libero arbitrio. In sottofondo, una colonna sonora di disarmante bellezza. Tutti elementi troppo grandi per non essere trattati con la giusta esperienza e comprensione. Un messaggio che potrebbe arrivare a milioni di fan e un possibile fenomeno di blockbuster d’autore.

Chi dirigerebbe il film: IO! Qualora fossi troppo impegnato, si può sempre ripiegare su Peter Jackson che, con le redini in mano fin dall’inizio, come per Il Signore degli Anelli, potrebbe far assurgere a meraviglia una storia che sembra nata per il grande schermo.

Final Fantasy X

Musica

4. Dream Theater – Metropolis part II: Scenes from a Memory

Questo concept album parla di Nicholas, un giovane che da un po’ di tempo fa degli strani sogni. Rivolgendosi a uno psicoterapeuta che ricorre all’ipnosi regressiva, Nicholas scopre di essere la “reincarnazione” di Victoria, una giovane del primo Novecento. La ragazza è contesa tra due uomini: suo marito Julian, uomo buono, ma con il vizio del gioco e dell’alcol, ed Edward, fratello di lui, più equilibrato, ma egoista e solitario. Una tragedia si cela dietro a questi ricordi. Nicholas imparerà di più sulla sua vita attraverso gli occhi di Victoria.

Usare una narrazione su due fronti per scandagliare l’animo umano e sfruttare gli archetipi come se assistessimo a una tragedia greca è un’impresa che la settima arte merita. In questa storia è contenuto un afflato lirico di raffinatissima fattura e gli spunti di riflessione non mancano.

«The city, it calls to me
Decadent scenes from my memory
Sorrow, eternity
My demons are coming to drown me».

(Dream Theater, “Home”)

Chi dirigerebbe il film: P.T. Anderson. Colui che ha saputo rendere epici e immortali personaggi tra i più bizzarri e controversi degli ultimi decenni. Chi si può dimenticare le ambizioni spropositate de Il petroliere o lo scontro etico-religioso di The Master?
Questa storia sarebbe pane per i suoi denti.

Dream Theater

5. Opeth – Still Life

Siamo nel Medioevo. Un uomo torna al suo villaggio dopo dodici anni di esilio per portare via Melinda, la donna che ama. Scoprirà che ella è promessa a un altro uomo, ma questo non infrangerà il loro sogno di fuggire insieme. A questo ci penseranno gli abitanti del villaggio, che vedono nel protagonista un nemico terribile.

Qui la lotta è tra giustizia personale e Bene assoluto. Il protagonista vorrebbe vendicarsi dei suoi aguzzini, ma il suo amore per Melinda è più forte. Il confine tra violenza e perdono, amore e risentimento è labile e una mano esperta potrebbe creare un’atmosfera decadente ed emotivamente lacerante. Brani come questo, poi, potrebbero aiutare:

«Endlessly gazing in nocturnal prime
She spoke of her vice and broke the rhyme
But baffled herself with the final line
My promise is made but my heart is thine».

(Opeth, “Face of Melinda”)

Chi dirigerebbe il film: Pawel Pawlikowski. Un autore che, parlando di amore tormentato, ci ha regalato delle perle come Ida e Cold War.
L’ambientazione storica sarebbe per lui un ulteriore stimolo di ricerca per una storia di sentimenti impossibili da concretizzare, sospesi eternamente tra ciò che potrebbe essere e ciò che non sarà se la realtà oserà intromettersi. L’uso del bianco e nero per cui è divenuto famoso, poi, sarebbe solo il coronamento di un’ambivalenza meta-narrativa sempre in grado di regalare grandi emozioni.

Opeth

6. Cradle of Filth – Her Ghost in the Fog

Stavolta ci si limita a una canzone. Siamo in Inghilterra, probabilmente nel 1700. Il narratore a inizio brano ci introduce alla storia di un uomo sposato con una ragazza dalla bellezza disarmante. Gli uomini e le donne del villaggio sono invidiosi di quella meraviglia e cinque uomini, una sera, inseguono la ragazza, la violentano e la uccidono, giustificandosi poi accusandola di essere una strega. Il protagonista, solo e disperato, decide di vendicarsi di tutto il villaggio per averle strappato via il suo amore eterno.

«Then this I screamed:
come back to me for
i was born in love with thee
So why should fate stand in between?».

(Cradle Of Filth, “Her Ghost In The Fog”)

Fantasmi, esoterismo, un misto di fantasy e Storia dal taglio decisamente gotico. Insomma, un romanticismo quasi perverso quello che pervade questo brano dei Cradle of Filth. C’è un nome che viene in mente prima di tutti gli altri.

Chi dirigerebbe il film: Guillermo del Toro. Recuperando le atmosfere uniche che hanno reso grandi pellicole come Il Labirinto del Fauno e Crimson Peak, il regista messicano potrebbe scatenare la sua fantasia e il suo amore per le atmosfere dark in un connubio di romance e tragedia con quel tocco splatter che lo ha reso famoso in tutto il mondo.

film

Cradle Of Filth

Letteratura

7. Haruki Murakami – Kafka sulla spiaggia

Kafka, un ragazzino di quindici anni, scappa di casa verso il sud del Giappone dopo la maledizione edipica lanciatagli dal satanico padre, un famoso scultore.
Nakata, un anziano analfabeta con l’incredibile capacità di parlare con i gatti, parte per lo stesso luogo dopo essersi trovato suo malgrado coinvolto nella scena di un crimine.
Il capolavoro di Murakami è un concentrato di realismo magico, surrealismo e mondi diversi che si incrociano, ma non solo. Su tutto, predominano la nostalgia, il valore dei ricordi, l’importanza di scoprire a dove (e a chi) apparteniamo e dove lasciamo i pezzi più grandi del nostro cuore.

Chi dirigerebbe il film: qui è sfida a due. Da un lato, ovviamente, David Lynch, il maestro del surreale e del metaforico a cui Murakami è spesso associato. Una mano che saprebbe donare angoscia e leggerezza in egual misura a ogni sequenza.
Dall’altro lato abbiamo il coreano Lee Chang-dong, già a suo agio con un adattamento di Murakami. Suo, infatti, è lo splendido Burning, uscito nel 2018. Un autore in grado di creare tensione non facendo accadere quasi nulla, abile nel giocare con le attese, i non detti e i misteri della vita.

Kafka sulla spiaggia

8. Laszlo Krasznahorkai – Guerra e Guerra

Gyorgy Korin, archivista ungherese, entra in possesso di un manoscritto in cui trova la risposta al destino del mondo e al suo passato così burrascoso attraverso i secoli.
Korin decide di andare in America e affidarsi a internet per copiare sul web il manoscritto e consegnarlo all’eternità, così che tutti possano sapere la verità sulle leggi dell’Universo.

Un’opera, come tutte le produzioni di Krasznahorkai, figlia di un’analisi dell’animo umano ereditata da Dostoevskij e di uno stile di scrittura memore di Saramago, con periodi interminabili e monologhi quasi infiniti.
L’autore ungherese qui tratta ancora di persone sconfitte, ma scava fino all’essenza stessa del Mondo, affermando che non possa esistere il Bene supremo e il Sublime poiché la storia dell’Uomo è un susseguirsi di guerre con brevi attimi di tregua. La Guerra è l’unica certezza, la morte l’unica salvezza.

Chi dirigerebbe il film: Bela Tarr, se decidesse di tornare dietro la macchina da presa recuperando uno stile ibrido fra i suoi primi lavori (fino a Perdizione) e la maturità degli ultimi lavori. Krasznahorkai, per chi non lo sapesse, è la penna che ha scritto Satantango e Le armonie di Werckmeister, sia in forma di romanzi che di sceneggiature (la seconda è tratta dal libro Melancolia della resistenza). Oltre questi, lo scrittore ha lavorato per Tarr anche con lo script de Il cavallo di Torino. La scelta registica quindi pare ovvia, sia per ragioni stilistiche, che tematiche.

Guerra e guerra

9. Seicho Matsumoto – Tokyo Express

Due giovani vengono trovati morti in una baia. Per la polizia è un suicidio d’amore, ma per gli investigatori Torigai e Mihara qualcosa non quadra. Presto scopriranno una macchinazione in atto a opera di una mente diabolica e ossessionata dal tempo, specie dagli orari dei treni.

Un noir ad alta tensione che gioca sui secondi e la puntualità maniacale tipica del Giappone. Materiale perfetto per una sceneggiatura spiazzante e a prova di bomba, da vero high concept movie capace di intrattenere e divertire dall’inizio alla fine.

Chi dirigerebbe il film: Bong Joon-ho. Proprio così, il nuovo eroe mondiale che con il suo Parasite ha regalato gloria eterna al cinema orientale, specie quello coreano. La maestria di Bong nel gestire ogni singolo aspetto di scrittura e delle inquadrature una volta sul set, ne fanno il candidato ideale per un divertissement che può avere anche un valore nascosto di critica alla società moderna, così superficiale da bollare come ovvietà molte situazioni che richiederebbero empatia e comprensione.

Tokyo Express

Conclusione…per ora

Come avete visto, esistono storie ancora nascoste al mondo del cinema e possiamo sperare che, prima o poi, verranno trattate a dovere.
Probabilmente il cinema adesso ha bisogno di nuove ispirazioni, nuove voci e di una comprensione che vada al di là del mero profitto, ma che sappia di nuovo generare un’epica, dei mondi nuovi, dei trattati per immagini su temi inesauribili.

Per noi de La Settima Arte, poi, non è detto che presto non possano ripresentarsi nuovi articoli del genere. Magari, potrebbe trattarsi di opere che vorremmo vedere in forma di serie tv. Sarete di nuovo pronti a giocare con noi?

Leggi anche: Da Dostoevskij all’Antieroe – Gli idioti del cinema

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