Les Triangles Amoureux – Les Amours imaginaires di Xavier Dolan

Francesco Malgeri

Dicembre 21, 2021

Resta Aggiornato

Ha creato di più Xavier Dolan nei suoi vent’anni che molti registi in una vita di cinema.
Per quanto gratuitamente provocatoria questa frase possa sembrare, diviene anno dopo anno sempre più difficile non associare Xavier Dolan al prototipo più puro e riconoscibile dell’enfant prodige. Les Amours imaginaires (2010) è il suo secondo film, girato a ventun anni. 

Capitolo finale della nostra retrospettiva Les Triangles Amoureux nella storia del cinema francese, Les Amours imaginaires è un film denso, intimo, neanche due anni successivo a J’ai tué ma mère, ma già profondamente nel solco di quella che sarà la poetica e l’estetica dolaniana dei successivi anni.

Francis – il personaggio interpretato da Dolan stesso – e Marie – Monia Chokri, che incontreremo anche in Lawrence Anyways del 2012 -, sono due amici intimi che vedono il loro rapporto messo in discussione dalla dinamica più antica e al tempo stesso più universale delle relazioni umane: l’amore per la stessa persona, il bello e carismatico Nicolas – Niels Schneider, homme fatal anche in J’ai tué ma mère.

Il triangolo non ha bisogno di alcun innesco, dal momento in cui è immediatamente proposto sin dalle prime scene. In un affresco elegante, raffinatamente musicato, che cadenza sublimemente i tempi, giocando con gli sguardi e coi non detti, il giovane autore franco-canadese ritrae il desiderio illusorio dei due protagonisti, rendendo l’oggetto del desiderio, l’affascinante Nicolas, quasi una statua, un’effigie sacra non agente e non giudicante, se non nelle proiezioni dei due spasimanti.

Di fatto, non esiste apparizione di Nico che non sia accompagnata dalla presenza di Francis e/o Marie.

Ultimo capitolo della nostra retrospettiva su I triangoli amorosi nella storia del cinema francese: Les Amours imaginaires di Xavier Dolan.
Xavier Dolan è Francis

E se la dimensione eterea e statuaria dell’amato è evidente riferimento a Jules et Jim di Truffaut (con la protagonista Jeanne Moreau anch’ella presentata in parallelo alla bellezza plastica di una statua), molte sono in realtà le contaminazioni a quel cinema francese di rottura: a partire da Godard stesso, nello specifico degli intermezzi brechtiani durante i quali i ragazzi, completamente slegati dalla trama, raccontano le loro esperienze relazionali.

Tant’è che Dolan si riferirà a Les Amours imaginaires come al proprio film più controverso e sperimentale. 

Numerosi sono anche i riferimenti a Wong Kar-wai, Gus Van Sant, Jean Eustache, in un film che trova nella densità estetica la sua vera originalità e forza: il brano principale del film, Bang Bang di Dalida, è ripetuto quasi nella sua interezza per ben tre volte. Versione italiana del brano di Nancy Sinatra, affiancata da una vasta polifonia, che va da Bach a France Gall, dagli House of Pain a Isabelle Pierre, da Vive la fête a Fever Ray. Musica che diventa quasi personaggio, per quanto fondamentale la sua presenza si riveli in determinate scene.

Alternativamente, ci viene raccontato il processo d’assuefazione dei due amici, Francis e Marie, man mano sempre più soggiogati dalle attenzioni dell’enigmatico Nicolas. Un amore che nasce e si evolve per vie puramente ideali, ma di quell’ideale tossico che consegna al soggetto amato forme e contorni in realtà mai appartenutigli. I due protagonisti narrano nelle proprie menti un amore che non avrebbe motivo d’esser narrato, se non nelle loro personalissime proiezioni e riflessioni del sé sull’oggetto del desiderio.

Nicolas: «[leggendo Jacques Lacan] Innamorato, quando chiedo uno sguardo, quello che è profondamente insoddisfacente e sempre futile è che non guardi mai a me da dove io guardo te».

Ultimo capitolo della nostra retrospettiva su I triangoli amorosi nella storia del cinema francese: Les Amours imaginaires di Xavier Dolan.
Nicolas

Francis e Marie guardano da lontano Nicolas, sperando di riuscire a sfiorarlo, ma venendo puntualmente abbandonati a una speranza che diviene ossessione con lo scorrere delle scene. 

Tale pensiero fisso è reso magnificamente nei silenzi, durante i quali spiamo i due protagonisti persi nell’angosciante speranza che tale pensiero si faccia realtà.
«Di solito s’incontra l’anima gemella tardi, nella vita delle persone. Sfortunatamente a me è successo adesso, a venticinque anni», pronuncia malinconicamente Marie parafrasando Wong Kar-wai, lo stesso Wong Kar-wai sinuosamente sussurrato nei momenti in cui lo slow-motion e Bang Bang di Dalida si appropriano della scena.

Una giostra d’elevazione emotiva da cui i protagonisti riescono a scendere solo nello scontrarsi freddo con la realtà, cinica e spietata, dei netti rifiuti che Nicolas gli esplicita alla fine del film. Rivelandosi, di fatto, come un uomo mediocre, dal quale tutti gli ornamenti e le idealizzazioni tessutegli indosso da Francis e Marie crollano inesorabilmente.

Nell’ultima, meravigliosa scena, svoltasi un anno dopo gli avvenimenti narrati, Francis e Marie hanno ritrovato quell’affetto che la rivalità amorosa ha rischiato più volte di scalfire. Tuttavia, la chiusura del cerchio di Les Amours imaginaires coincide con l’aprirsi di un altro: i due amici, contemporaneamente, scambiano sguardi con un ragazzo dall’altro lato della stanza, durante una festa in casa.

Il ragazzo – geniale cameo di Louis Garrel – ricambia sorridendo, senza permetterci di capire a chi dei due tali sguardi fossero rivolti. Dunque, s’incamminano entrambi verso di lui, risalendo sulla giostra, mentre le note di Bang Bang cominciano a risuonare per l’ultima volta.

Ultimo capitolo della nostra retrospettiva su I triangoli amorosi nella storia del cinema francese: Les Amours imaginaires di Xavier Dolan.
Francis e Marie

L’ultima scena dell’ultimo atto di Les Triangles Amoureux ci sussurra ciò che ci venne detto nel primo capitolo della nostra retrospettiva, non a caso Jules et Jim di Truffaut: «in amore, la coppia non è affatto l’ideale».
Tale galleria di racconti e fiabe sull’amore che vi abbiamo offerto sembra seguire le sopracitate parole pronunciate da Jim. Xavier Dolan, per ciò che ha significato nella storia cinematografica degli ultimi dieci anni appena trascorsi, è insieme fine e inizio, punto d’arrivo e di partenza per una narrazione dell’amore che difficilmente non proseguirà esplorando nuove forme.

Leggi anche: Les Triangles Amoureux – La maman et la putain: antologia di una degenerazione

Correlati
Share This