Destino – L’inconscio tra Dalì e la Disney

Gianluca Colella

Febbraio 22, 2022

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«La Ricerca del vero amore per trovare il proprio destino».

(Salvador Dalì)

Destino, ovvero il momento in cui Salvador Dalì decise di realizzare un cortometraggio per la Disney. Questa speciale fiaba surrealista ha avuto un’origine molto travagliata, dato che venne progettata a cavallo della Seconda Guerra Mondiale.

Destino nasce dalla collaborazione tra diversi spiriti creativi: mentre Dalì lavorava alle immagini insieme a John Hench, il compositore messicano Armando Dominguez scriveva le musiche e Walt Disney in persona si occupava della produzione.

Solo cinquant’anni dopo e grazie al contributo di Roy Edward Disney, nipote di Walt, le bozze del corto vennero ritrovate e ripristinate prima che il corto vedesse finalmente la luce. Venticinque animatori lavorarono sulle bozze di immagini simboliche e romantiche, ma anche criptiche e incomprensibili: integrando i disegni tradizionali con alcuni elementi digitali, Destino divenne finalmente un film d’animazione surrealista, capace di dialogare metaforicamente con i più anziani Un chien andalou e L’age d’or di Luis Buñuel.

Il Surrealismo, com’è noto, si è diffuso negli anni venti del XX secolo. Il fatto che Dalì abbia avuto l’idea di questo cortometraggio dopo la Seconda Guerra Mondiale, quindi, è un fatto assai strano. Quel periodo storico aveva distrutto le speranze artistiche, creative e irrazionali del movimento, che proprio per questo aveva visto la sua anima e la sua fiamma dissiparsi inesorabilmente.

Se la Prima Guerra Mondiale permise l’emergere dello spirito surrealista, la Seconda Guerra Mondiale coincise con l’inizio della sua dissoluzione.

Proprio la guerra, d’altronde, aveva colpito Disney, che a causa della crisi economica conseguente dovette rinunciare alla realizzazione di questa fiaba. Questa coincidenza materiale si sovrappone curiosamente con l’aspetto simbolicamente anacronistico della vita del Surrealismo all’interno del XX secolo stesso: sembra proprio un gioco del destino (e un po’ di parole) il fatto che quel momento storico ostacolasse il lavoro con questa forza.

Destino – L’amore tra una ballerina e il Tempo

Destino
“Destino”, una scena del corto di Salvador Dalì per la Disney

Dopo la premessa storica dell’approfondimento, è il momento di individuare gli elementi che avvicinano questo ineffabile racconto agli elementi della psicoanalisi di Freud, padre spirituale dell’artista catalano.

La capacità di dipingere di Salvador Dalì è ben nota; attraverso le potenzialità dello strumento cinematografico, il pittore surrealista fu in grado di dare vita a un soggetto tanto originale quanto psichedelico.

Attraverso l’interpretazione libera del tema dell’amore, l’artista intendeva proporre al grande pubblico il lessico dei temi surrealisti: il ruolo dell’artista catalano è estremamente evidente (insieme a quello di Walt Disney) nella scena in cui le loro due teste vengono trasportate da due tartarughe. La ballerina protagonista del corto nasce metafisicamente da questa unione.

Fantasticheria e realtà si integrano creativamente e sinuosamente seguendo la bellissima musica di Dominguez in ogni passo compiuto dalla protagonista, che danza leggiadra in un ambiente che sembra scaturire dalla sua stessa energia vitale.

Le caratteristiche dell’inconscio freudiano sono ben note: assenza dei concetti spazio-temporali, condensazione e spostamento, irrazionalità e diacronicità. «L’inconscio è un particolare regno della psiche con impulsi di desiderio propri, con una propria forma espressiva e con propri caratteristici meccanismi psichici che non vigono altrove», descrive Freud. L’amore tra Chronos e la ballerina, centro della narrazione sottilmente erotica e desiderante del corto, trova dunque un’elaborazione nuova nella prospettiva freudiana.

L’inconscio opera continuamente contro la logica: mentre la seconda crea distinzioni definite e razionalmente riconoscibili, il primo agglomera immagini senza soluzione di continuità, impedendo all’Io di discernere il soggetto dall’oggetto.

Proprio questo rapporto tra soggetto e oggetto, figura e sfondo, sembra essere al centro del lavoro surrealista proposto dagli autori e dalla produzione Disney: allegorie del Maschile e del Femminile contribuiscono ad arricchire questo sogno che diventa realtà in ogni singola forma, laddove la chiarezza non è l’esigenza primaria di questo preziosissimo corto.

L’ineffabilità dell’amore che spera di esprimersi, di riconoscersi e ritrovarsi si scontra inesorabilmente con il trascorrere del Tempo, quello con la T maiuscola, così tanto stagnante nelle opere di Wong Kar-Wai.

Salvator Dalì

Nel cortometraggio Disney, il destino sembra proprio quello che vieta il felice ricongiungimento tra la ballerina e il suo amato. In questo scenario onirico mai del tutto definito, le diverse manifestazioni dell’inconscio contaminano i vissuti degli spettatori attraverso lo schermo.

Per lo studio di Topolino, un corto incentrato sul lavoro dell’inconscio è un prodotto un po’ atipico, dato che tutte le narrazioni animate classiche hanno sempre avuto una struttura lineare e sincronica. Qui, diversamente, grazie al genio di Dalì il modo in cui il tempo si prende la scena è inevitabilmente diacronico.

Questo movimento diacronico è proprio il tema fondamentale della Metamorfosi che Dalì sperava di raggiungere attraverso il cinema; seguendo flussi di coscienza e automatismi psichici che si sottraggono alla definizione di spazio, tempo e razionalità, la fiaba raggiunge il suo scopo e la love-story il suo compimento solo in un breve istante, prima che il Tempo continui a svolgere il suo macabro lavoro, consumando ogni speranza e possibilità.

Una rappresentazione inconscia e una rappresentazione dell’inconscio, dunque, è il significato di Destino. Salvador Dalì e Walt Disney, sebbene cinquant’anni dopo l’inizio del loro viaggio, hanno raggiunto un traguardo tanto incomprensibile quanto meraviglioso, superando la guerra, le crisi e il tempo stesso – che è un po’ il contrario di quello che accade alla ballerina e a Chronos, che alla fine non riescono a trovarsi se non per un attimo.

Il risultato sprigiona vita, libido, amore. E bellezza.

Destino – La rappresentazione di un sogno

Questo piccolo capolavoro, presentato al Festival Internazionale dei Film d’Animazione di Annecy del 2003, ottenne anche una nomination agli Oscar ed è disponibile su YouTube.

Leggi anche: Il Surrealismo è morto, lunga vita al Surrealismo!

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