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Le follie dell’imperatore – L’evoluzione di Kuzco

Tanti sono i personaggi tridimensionali che la Disney ha proposto negli ultimi anni e Kuzco de Le follie dell’imperatore è senza dubbio uno di questi.

Le speculazioni sui motivi che hanno spinto la Casa di Topolino a proporre storie sempre più complesse, meno nette e storicamente collocabili nella tradizione degli antieroi, sono tante, così come è grande il fascino che accompagna queste considerazioni.

Il quarantesimo classico Disney, targato 2000, ha fatto la storia delle proiezioni animate. Questo successo si deve alla particolare caratterizzazione del protagonista, che evolve in maniera complessa lungo la trama. La storia dell’egoismo e dei vizi di Kuzco ha fatto breccia nel cuore dei fan, in virtù della successiva metamorfosi a cui il personaggio va incontro.

Come in un romanzo di Kafka, questa perla di cultura inca e sudamericana costituisce una rappresentazione unica tra le opere della Disney: Le follie dell’imperatore è, a partire dal titolo, quasi antitetico rispetto ai suoi fratelli e cugini.

Un complotto analogo a quello compiuto da Yzma è architettato dal machiavellico Scar, mentre un’amicizia altrettanto competitiva è presente tra Jim Hawkins e John Silver.

Ad affascinare di più, ne Le follie dell’imperatore, è l’incastro sublime che c’è tra questi elementi e l’evoluzione del personaggio di Kuzco.

Le follie dell’imperatore: l’imperatore disumano

Ott 28, 2021 - Attraverso la sua evoluzione, Kuzco è davvero il protagonista che Le follie dell'imperatore merita. In che modo egli cambia durante il film?
Le follie dell’imperatore – Kuzco

L’ingenua malignità di Kuzco è lampante al principio del suo percorso: nell’espressione del suo sé capriccioso ed egoista egli diventa disumano, a tal punto da spingere alla distruzione di un intero villaggio per concretizzare un suo desiderio.

Nel momento in cui riflettiamo sull’egoismo di questo imperatore entriamo nel campo dell’etica. Come in un sogno, dai tratti marcatamente tragici, Kuzco somiglia molto al prepotente figlio di papà che avremmo voluto evitare a scuola o alle feste, sia per incomunicabilità che per invidia.

Pacha è l’unico che prova a comunicare con Kuzco per fermare quella follia chiamata “Kuzcotopia”. Potrebbe essere tardi, eppure ci prova, perché l’alternativa sarebbe abbandonare la propria casa insieme a tutti gli altri membri del villaggio.

I disegni della matita di Dale Baer accompagnano perfettamente la caratterizzazione inizialmente disumana del giovane Kuzco, egoista e insensibile. Nella fase che precede la sua trasformazione in animale egli sembra avere ben poco di umano: seppur ingenuamente, egli evoca la tirannia tipica del dittatore.

Le follie dell’imperatore: l’umanità ritrovata

Attraverso la sua evoluzione, Kuzco è davvero il protagonista che Le follie dell'imperatore merita. In che modo egli cambia durante il film?
Le follie dell’imperatore – Pacha e Kuzco

Empatia, solidarietà e condivisione. Il processo di evoluzione del personaggio di Kuzco passa attraverso questi tre vissuti fondamentali, che si incastrano perfettamente lungo l’intreccio del film. Inizialmente quello con Pacha non è un rapporto basato sulla fiducia, ma sulla convivenza, necessaria alla sopravvivenza di Kuzco appena trasformato in un animale.

Lo scetticismo di Kuzco nei confronti di Pacha emerge quando Pacha gli racconta di aver assistito alla conversazione tra Yzma e Kronk, i quali pianificavano di ucciderlo definitivamente.

Kuzco non gli crede perché ha una grande difficoltà a fidarsi del prossimo, esattamente come un adolescente qualsiasi. Proprio come succede ai ragazzi in età evolutiva lo stesso Kuzco – tra l’altro giovanissimo – attraversa la fase tipica caratterizzata dalla chiusura regressiva in se stesso, prima di trovare la forza di aprirsi all’altro.

Le analogie con la psicologia dell’adolescenza non sono improvvisate perché esse affondano le radici nel pensiero di due importanti autori: Erik Erikson e Gustavo Pietropolli Charmet.

Il pensiero di entrambi è utile per tracciare le coordinate della ritrovata umanità di Kuzco ne Le follie dell’imperatore.

Kuzco – La ricerca del sé in adolescenza

Le follie dell’imperatore – Kuzco in versione animale

Secondo Erikson il processo di costruzione dell’identità non si esaurisce in un periodo circoscritto che può essere quello dell’adolescenza, ma si protrae per tutta la vita. La crisi di identità può manifestarsi, in modo più o meno violento, anche in relazione al momento storico che si sta vivendo.

Il passaggio dall’infanzia all’età adulta è normalmente caratterizzato da una fase definita crisi adolescenziale. L’adolescente deve elaborare il lutto verso gli oggetti di investimento infantili, in primo luogo verso le figure genitoriali, per potersi rendere autonomo da loro, ma, allo stesso tempo, ha segretamente bisogno del riconoscimento dell’adulto per sentirsi veramente autonomo. Questa necessità dà luogo a comportamenti contraddittori che spaziano tra moti di indipendenza e ribellione all’autorità degli adulti a richieste regressive di attenzione.

Secondo Erikson l’adolescente vive un dilemma determinante tra l’integrazione e la diffusione dell’identità: risolvere questo conflitto significa acquisire la capacità di provare fiducia verso se stessi e gli altri.

Questo è esattamente ciò che succede al protagonista de Le follie dell’imperatore.

Kuzco – Fragile e spavaldo

Le follie dell’imperatore – Kuzco

Gustavo Pietropolli Charmet, psicoanalista e psichiatra, nel suo manuale dedicato ai problemi adolescenziali, intitolato Fragile e spavaldo. Ritratto dell’adolescente di oggi, riporta una descrizione degli adolescenti moderni particolare e intima, partendo da un lungo studio di questi e delle modalità da loro attuate per reprimere le inquietudini, che sono tanto diverse rispetto a quelle degli adolescenti del passato.

Oggi non esiste più la distinzione dei ruoli tra genitori e figli, le necessità si sono trasformate. L’immagine deve essere perfetta a tutti i costi, la moda non diventa più uno stile da seguire, ma una inflessibile forma di adattamento. La tecnologia diventa l’elemento esistenziale del quale l’uomo non riesce più a fare a meno insieme ai social, con i loro vantaggi e svantaggi.

La prima novità che il professor Pietropolli Charmet evidenzia è il fatto che ormai non ci si trova più a lavorare con ragazzi che sono turbati da un sentimento di colpa. Questo era un elemento tipico delle inquietudini delle generazioni passate: non essere all’altezza delle aspettative della famiglia, soprattutto del padre e di una società che usava relegarli in rigidi schemi, variabili solo in base alla classe di provenienza e alla cultura socio-ambientale.

Un altro sentimento si è sovrapposto al senso di colpa: la vergogna. Si vive il terrore di essere mortificati, di perdere la bellezza sociale e il successo. Questi sono i nuovi valori importanti per i giovani, e spesso anche per gli adulti.

Alla vergogna appartiene anche la sensazione di sentirsi inadatti nel proprio corpo, di non poter fruire delle proprie sembianze per trasmettere fascino e attenzione poiché queste non rispecchiano il mito decantato dai media.

Come ne Le follie dell’imperatore è questo bisogno di riconoscimento, di visibilità e di affetto che, quando si scontra con le piccole esperienze di quotidiana invisibilità, crea situazioni di disagio nei nostri adolescenti.

Il corpo inadatto, non all’altezza dei modelli imposti dalla società e amplificati dal mondo dei media, può dunque essere o manipolato e reso più coerente con le proprie aspettative, oppure nascosto. Questo accade spesso nelle relazioni virtuali che presuppongono un tipo di comunicazione che può fare a meno del contatto e della presenza fisica.

Questi scambi, che avvengono mediante i moderni mezzi di comunicazione, sono attualmente studiati nella prospettiva di poter offrire, attraverso di essi, consultazioni psicologiche, dal momento che risultano essere i canali con i quali i giovani dimostrano avere maggior confidenza.

Il dramma di questa nuova dinamica evolutiva è dovuto alla natura del sentimento della vergogna: mentre del senso di colpa ci si può liberare, recuperando l’innocenza, la vergogna si insinua in maniera più profonda e può riaffiorare anche a distanza di molto tempo.

Questo sentimento è difficile da gestire e metabolizzare perché non ha a che fare con un singolo atto o comportamento compiuto, ma con il valore complessivo del sé.

L’unica via d’uscita che talora si presenta a questi adolescenti fragili e delusi è la spavalderia. Sentirsi mortificati non è piacevole. Alcuni giovani dunque, per paura di esserlo, vogliono far paura agli altri e mortificarli in primis loro stessi. Inizia così l’era del bullismo virtuale.

L’adolescente spavaldo guadagna in questo modo una maschera di bellezza fittizia da sfoggiare nella sua vita relazionale; una vita che non è più arricchita da contatti sociali, ma da una rete virtuale artefatta che rispecchia come lui stesso si vede o come vorrebbe vedersi.

Esattamente questo è ciò che succede all’imperatore Kuzco, attraverso i rischi che corre e le peripezie che affronta, prima di maturare e di diventare una persona migliore.

Le follie dell’imperatore racconta perciò una storia di formazione e trasformazione che ancora oggi può insegnare tanto, a livello sia familiare che scolastico, perché l’evoluzione di Kuzco è un esempio per tutti noi.

Leggi anche: Il Pianeta del Tesoro – La fiducia come meta del viaggio

Gianluca Colella
Ho 26 anni, sono uno Psicologo di Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa della Settima. Un po' la Forza di Star Wars.

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